Polvere, sudore e sangue. L’Alexander di Oliver Stone è un’interpretazione scorretta e sanguigna dell’uomo che cambiò volto al mondo antico. Stone (Platoon, Nato il 4 luglio) si accosta al mondo classico in un’ottica ben diversa dal Petersen di Troy: mentre infatti il regista de La storia infinita, prendendo a semplice pretesto la storia iliadica, realizzava con Troy un blockbuster di grandi attori, splendide modelle e spettacolari effetti digitali, Stone interpreta l’antico in chiave antiolimpica e dionisiaca. Non tutto è a fuoco, complice una durata esagerata: dalla verbosità del prologo e dell’epilogo, ai frequenti, anche grossolani errori storici (le cartine geografiche sulle quali vengono visualizzate le conquiste di Alessandro, ora segnate in latino ora in inglese) all’eccesso di alcuni personaggi che sfiorano il kitsch (il personaggio della madre di Alessandro, Olimpiade, avvolta continuamente da serpi). Ma, pur in mezzo a incertezze evidenti, si avverte la volontà di andare oltre al semplice spettacolo o alla scarna agiografia. L’Alessandro di Stone è un uomo segnato dall’ambiguità e dalla violenza. Una figura complessa, legata ad un padre rozzo e barbaro e soggiogato ad una madre carismatica; un uomo dagli occhi iniettati di sangue, capace delle più alti imprese e dell’ambizione più sfrenata, ma anche predestinato ad un destino di solitudine e di sangue. L’irrazionale, lo spirito dionisiaco e la complessità tragica contro la solarità olimpica troppo spesso presa a paradigma per il mondo antico: è questo il punto di forza di un film che, se non rinuncia – come è nello spirito del suo autore – a fare scandalo a tutti i costi (il rapporto omosessuale tra Alessandro e Efestione, a tratti ai limiti del grottesco), almeno ha il coraggio di rappresentare una Grecia brulla e pietrosa, governata da eroi brutali istintivi, capaci delle più grandi imprese ma anche delle follie senza senso. L’uomo come impasto di male e bene; barbe incolte e sensibilità sopraffina; la colpa che risiede nei legami di sangue e il destino di morte voluto dagli dei, contro i paesaggi da cartolina e la superficialità di un Troy qualsiasi: Alexander è un’interpretazione interessante.,Simone Fortunato,