Per i più giovani sarà probabilmente “solo” il professor Piton di Harry Potter, mentre gli amanti dei film di azione lo ricorderanno come l’Hans Gruber di Trappola di cristallo, primo episodio della serie action Die Hard, e qualcun altro nei panni di un irresistibile sceriffo di Nottingham che ne Il principe dei ladri rubava la scena a Kevin Costner, o in quelli del pacato colonnello Brandon che consolava Kate Winslet in Ragione e sentimento, o ancora in quelli di Eamon De Valera in Michael Collins. Ma Rickman era stato anche un surreale messaggero divino in Dogma di Kevin Smith e un fantasma violoncellista nell’esordio alla regia di Anthony Minghella Truly Madly Deeply.
Sono solo alcuni dei ruoli che in oltre quarant’anni di carriera hanno fatto di Alan Rickman (scomparso dopo una lunga malattia) un interprete indimenticabile, capace di portare verità e profondità anche ai ruoli più ostici, come quello del marito fedifrago di Love Actually, dove recita accanto all’amica di una vita Emma Thompson. Proprio lei aveva voluto protagonista del suo primo film da regista L’ospite d’inverno, il racconto sensibile ed efficace di un complesso rapporto madre-figlia.
Capace di passare con grande facilità dai ruoli drammatici a quelli di commedia, con la sua voce e la sua fisicità (un viso irregolare, non bello ma estremamente espressivo che poteva diventare duro e crudele o pieno di calore), Rickman si calava con facilità nei ruoli “in costume”. Lo aveva fatto anche nella sua seconda regia, Le regole del caos, un film non indimenticabile ma in cui l’attore si era ritagliato il ruolo ironico e per certi versi spiazzante di un Luigi XIV anticonvenzionale e imprevedibile. Per ascoltarlo l’ultima volta varrà la pena di cercare in lingua originale il prossimo Alice attraverso lo specchio dove dà voce al brucaliffo.
Rickman, pur essendo spesso chiamato a ricoprire il ruolo dell’eroe negativo (come il Rasputin per cui vinse un Golden Globe) e dell’antagonista crudele, è stato nella vita, come testimoniano colleghi vecchi e giovani, un uomo generoso e gentile, per nulla amante della ribalta, soddisfatto di trascorrere i momenti lontani dal lavoro accanto alla compagna di una vita che aveva sposato l’anno scorso. Dei suoi cattivi Rickman amava dire “I don’t play villains, I play very interesting people” (ovvero, io non interpreto cattivi, interpreto persone molto interessanti). Ma forse la verità è proprio che la sua bravura rendeva ognuno dei ruoli interessante, consentendo allo spettatore di cogliere attraverso il suo sguardo le sfumature (e le ragioni) dei caratteri oltre le azioni, lasciandoci immaginare la loro vita oltre i limiti dello schermo.
Luisa Cotta Ramosino