È impossibile allo spettatore non andare a vedere “Agata e la tempesta” senza pensare a “Pane e Tulipani” e al ruolo centrale di Licia Maglietta in entrambi i film. Quasi fosse un prosieguo, vediamo Agata/Licia nel suo negozio di libri genovese: ha una figlia grande che se n’è andata all’estero, un fratello architetto (Emilio Solfrizzi), un giovane spasimante (Claudio Santamaria) e la strana capacità di far fulminare le lampadine quando si emoziona. Alle solite complicazioni della vita si aggiunge però la notizia che il fratello in realtà è stato acquistato dai genitori, appena nato, da una ragazza madre, che in punto di morte lo ha rivelato al figlio legittimo (Beppe Battiston). Da qui partono una serie di storie che coinvolgono tutto e tutti, tra la libreria, gli spostamenti fino al delta del Po dove abita questo nuovo fratello appena ritrovato, la crisi dell’architetto alla scoperta di non essere chi pensava, storie di affetti vecchi e nuovi e anche un nuovo lutto familiare. È un film che comincia in maniera divertente, con personaggi che risultano da subito simpatici; ma la storia via via si sfilaccia, alcuni personaggi si perdono per strada, di altri non se ne sentirebbe il bisogno e il film alla fine lascia una sensazione di incompiutezza che non soddisfa. Bravi comunque gli attori, a cominciare dalla Maglietta, ma anche Battiston e Solfrizzi sanno il fatto loro.