Adaline – L’eterna giovinezza (The age of Adaline )
Usa  2015, 112’
Genere: Drammatico, Sentimentale, Fantasy
Regia di: Lee Toland Krieger
Cast principale: Blake Lively, Harrison Ford, Michiel Huisman, Ellen Burstyn
Tematiche: amore, tempo, giovinezza, storia
Target: da 14 anni

Nata nel 1908, all’età di 29 anni Adaline Bowman sopravvive miracolosamente a un incidente. E da quel momento smette di invecchiare….

Recensione

Quando la conosciamo nella San Francisco di oggi Adaline è una donna misteriosa che compra patenti false, nasconde quasi tutto di se stessa e sembra avere rapporti solo con il suo cane e con una vecchia signora… che in realtà è sua figlia. Dopo aver giocato con le aspettative dello spettatore il film si premura di chiarire brevemente l’origine della strana condizione della protagonista con una spiegazione pseudoscientifica che non fa che sottolineare la sostanziale incomprensibilità di quanto accade. Da lì in poi vediamo Adaline attraversare varie epoche con maggiore o minore difficoltà, ma tutto sommato sempre con immutabile eleganza, apparentemente rassegnata ad una vita che le preclude legami profondi e duraturi… Almeno finché un uomo sincero, romantico e testardo decide a tutti i costi di perforare questa gentile corazza scatenando un processo incontrollabile. Adaline tenta di resistere al riaffacciarsi dell’amore nella sua vita ma, quando finalmente cede, un sorprendente incontro rimette tutto in discussione… Mescolando le carte tra il passato, il presente e un futuro che sembra non poter venire mai. L’amore vero è raro quanto la cometa perfetta e altrettanto difficile da programmare, ma quando accade porta con sé l’esigenza dell’eternità: non tanto quella di un istante perfetto e immutabile quanto la bellezza della protagonista, quanto la promessa di anni spesi insieme che lascino segni e costruiscano progetti.
Adaline sfrutta la sua premessa fantasy per costruire un dramma romantico non particolarmente originale, ma non privo di sensibilità; senza la pretesa di creare una qualche mitologia generale, ma tessendo un’elegia dell’amore come forza capace di attraversare e dare senso al tempo. Benedetta da un’eterna giovinezza che sembra quella di certe reclame di profumi, Adaline rifiuta la possibilità del sentimento perché non ha senso un impegno che non possa proiettarsi verso un futuro comune, un concetto sottolineato all’opposto dalla presenza dei genitori dell’uomo che ama, felicemente sposati da quarant’anni. Oltre a una confezione (riprese di San Francisco che ne corteggiano spudoratamente la bellezza presente e passata, ricostruzioni sofisticate di una società d’altri tempi che sopravvive nascosta nell’archeologia industriale) che sfiora il patinato senza rimanerne imprigionata, la pellicola ha dalla sua un cast convincente: oltre a Blake Lively al meglio delle sue possibilità, tra mistero trattenuto e scoppi di gioiosa allegria che la illuminano irresistibilmente, una solida Ellen Burstyn nei panni della sua figlia invecchiata e Harrison Ford sospeso tra genialità e rimbambimento senile (oltre al suo sosia giovanile, quasi perfetto nei flashback che lo riguardano).
Nulla di particolarmente nuovo, e forse anche una manciata di minuti di troppo per un film che fa della riservata eleganza della sua protagonista una chiave di racconto comunque affascinante e riesce nella difficile e piacevolmente anacronistica impresa di creare un protagonista maschile di una sincerità e devozione disarmanti. Ma nel mondo di Adaline, dove non esistono le rughe e un capello bianco è una splendida notizia, anche un eroe così privo di lati oscuri trova una sua appropriata collocazione.

Laura Cotta Ramosino