Alla vigilia della conclusione della 77ma edizione della Mostra del Cinema (iniziata il 2 settembre, si concluderà il 12), altre recensioni dei nostri inviati dal Lido.

È un’opera di denuncia e ammonimento quella che Michel Franco presenta in concorso al pubblico di Venezia77. Nuevo Orden ci catapulta in un futuro prossimo dai forti tratti distopici, dove i festeggiamenti di un matrimonio tra le fila dell’élite messicana si incrocia con un colpo di stato violentissimo, finendo per trasformare il lieto evento in un incubo che accompagnerà lo spettatore per tutta la durata del film. Il “nuovo ordine” citato dal titolo è quello messo in piedi da un corpo armato composto per lo più  da minoranze etniche, guidato da ideologie estreme e capace di risvegliare l’animalità che risiede nei punti più reconditi dell’essere umano. Insieme ai rivoltosi troviamo dunque anche i civili appartenenti ai più bassi ceti sociali, da sempre sottomessi dal sistema e ora liberati dall’oppressione dell’oligarchia bianca. La razzia e la violenza dominano le scene, che si focalizza presto sul rapimento della neo-sposa, protagonista silenziosa le cui prigionia consiste in una vera e propria tortura, tanto fisica quanto psicologica ai danni suoi, della sua famiglia e, per estensione, dell’intero establishment alto-borghese al quale i ricchi protagonisti appartengono dalla nascita. Il ritmo è quello di un thriller d’azione, e nonostante negli esiti finali ci sia una riflessione piuttosto interessante su quanto sia facile che i “nuovi ordini” imitino gli ordini vecchi per metodi e scopi, la parabola narrativa sembra spezzarsi nella seconda metà del film, buttando via le belle intuizioni avute nelle prime fasi e indulgendo un po’ troppo a una violenza autocompiaciuta e forse poco giustificata. Colpisce la cura maniacale con cui regia e fotografia gestiscono le numerosissime scene di massa, come anche l’armonia delle composizioni cromatiche, tutte giocate sui contrasti tra colori dominanti (rosso e verde, in particolare) che rendono il dramma, pur nella sua nerezza, esteticamente piacevole all’occhio. (Letizia Cilea)

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Su altri toni e altri risultati si trova invece il Run, hide, fight (Fuori concorso) di Kyle Rankin, storia di coraggio tutto al femminile. Zoe è una diciottenne in procinto di diplomarsi poco dopo aver perso la madre a causa di un cancro. Elabora la sua perdita sfogando una rabbia furiosa attraverso battute di caccia con il padre, mentre il fantasma della madre continua a ossessionarla. Quando durante l’ultimo giorno di scuola un gruppo di giovani irrompe nella scuola con l’intento di dare una lezione a un sistema classista e discriminatorio, la giovane Zoe dovrà raccogliere tutto il suo coraggio per salvare se stessa e i suoi compagni. B-movie smaccatamente americano, il film di Rankin è a suo modo una storia di formazione condita da sparatorie e ritmi dei più classici film d’azione. La dinamica del terrorista che rapisce i giovani studenti per rivendicare i suoi diritti sulla società occidentale è trita e ritrita, e se improbabili risultano la maggior parte delle gesta eroiche compiute dalla giovane protagonista, la bella alchimia tra i vari tempi della narrazione e le ottime prove degli attori rendono godibilissimo un film altrimenti poco consistente. L’intrattenimento è garantito, i fucili a pompa ci sono, e se cercate una storia di riscoperta di sé (con tanto di americanissima morale sul perdono), questo è il film che fa per voi. (Letizia Cilea)

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Concludiamo la puntata con Nowhere Special (sezione Orizzonti) di Uberto Pasolini, produttore e regista italiano da tanti anni a Londra. Un padre single con un bambino di quattro anni svolge un lavoro modesto (il lavavetri) a Belfast. La loro è una vita tranquilla, ma in realtà il padre è affetto da un male incurabile che gli lascia ancora poco tempo, e la sua unica preoccupazione è trovare una famiglia cui lasciare il figlio. Aiutato da due assistenti sociali, conoscerà una serie di coppie, ma i dubbi continueranno ad attanagliarlo.

Pasolini, già regista del toccante Still Life, si cimenta ancora con un tema delicato sul significato della vita: come parlare all’infanzia della scomparsa dei propri cari. Anche questa volta gli va riconosciuto il merito di un tocco particolare, grazie anche della recitazione sobria ma non triste di James Norton (Piccole donne), che rende con efficacia l’affetto del padre, il pudore con cui deve affrontare l’argomento della sua prossima scomparsa col figlio, e la schiettezza dei rapporti con i suoi simili e con le possibili famiglie affidatarie. Il sentimento di malinconia che pervade il film non tralascia elementi di commedia, e i caratteri delle famiglie potenzialmente affidatarie sono un bel campionario che aggiunge vivacità al film. (Beppe Musicco)

 Nella foto: Nuevo Orden di Michel Franco 

Nel video: Beppe Musicco e Roberta breda parlano di Nuevo Orden, Nowhere Special e Run Hide Fight