Una giovane principessa, l’inglese Carolina Matilde, data in sposa – come del resto era uso – a un principe mai visto se non in un ritratto, il giovane re di Danimarca Cristiano VII. Non fisicamente repellente, ma segnato da una malattia mentale che lo rende facile preda dei giochi di potere della corte che vedono la complicità della sua matrigna e di un manipolo di consiglieri interessati unicamente a mantenere lo status quo. A sconvolgere la vita di Carolina, ma anche quella dell’intero regno, arrivano le idee dell’Illuminismo, portate a corte da un medico tedesco nutrito a pane e Voltaire. Complice lo scarso interesse di Cristiano per i doveri coniugali e, per contro, il grande interesse di Carolina per le riforme che il dottore suggerisce, tra la giovane inglese e il maturo tedesco (che ha il fascino determinato di Mads Mikkelsen) inizia una storia d’amore che fa da motore (ma sarà anche il pretesto per la fine) di una breve stagione di riforme che anticipano addirittura i “fasti” della Rivoluzione francese.,In realtà più che le complesse vicende storiche danesi, rese con un taglio speso antireligioso e anticlericale, è interessante seguire le dinamiche psicologiche che l’imponente affresco storico di Arcel rende protagoniste. Il fascino di Strunsee, che per un breve periodo riesce a sottrarre Cristiano dall’influenza del suo consiglio privato (composto da privilegiati aristocratici che si oppongono a qualunque cambiamento, comprese vaccinazioni che possono salvare la popolazione da un’epidemia), nasconde però anche la tentazione del potere, non meno dispotico perché esercitato “con un fine più alto”. Strusee, infatti, promette al debole Cristiano la sua amicizia, e a Carolina offre quell’amore che il matrimonio di stato con un minus habens le aveva precluso. Ma non si fa scrupolo, in definitiva, di manipolare entrambi; e la sua tragica fine, per mano degli stessi che aveva inizialmente sconfitto, e con la complicità di altri che si erano detti suoi amici, è sì un destino crudele, ma in qualche modo anche l’inevitabile esito di un percorso ambizioso e in qualche misura crudele e privo di scrupoli.,La vera vittima della vicenda, del resto, nonché punto di vista emotivo sulla storia, è Carolina, sincera nel suo slancio ideale così come in quello sentimentale, per certi versi dipinta come una Diana ante litteram, “principessa del popolo” perché sensibile alle istanze di eguaglianza e solidarietà (e in questo molto meno astratta del suo amante), ma troppo fragile e sola per sfuggire alla pressione di una corte le cui regole ferree aveva cercato di piegare.,Luisa Cotta Ramosino