Un convincente Viggo Mortensen, abbandonata la maschera di Aragorn de Il Signore degli Anelli, interpreta qui il ruolo di un tranquillo padre di famiglia che è costretto, per difendersi, ad uccidere due rapinatori. Diventerà un eroe, ma una serie di eventi drammatici e imprevedibili sconvolgeranno la sua esistenza. Nelle prime scene, il nuovo film di David Cronenberg (regista canadese noto per una serie di film cupi e “sgradevoli”, quali La mosca e il più recente Spider), sembra voler fare il verso ad alcuni classici del passato, come il sempre verde Cane di paglia di Sam Peckinpah, per citarne uno, dove una persona apparentemente tranquilla e mansueta, e per certi versi anche debole e fragile, nel momento in cui vede minacciata da estranei la propria famiglia si trasforma in un infallibile genio del massacro.

In realtà, soprattutto nella seconda parte, il film prende una piega decisamente più noir, e l’intreccio si fa molto più giallistico e complicato, oscillando tra misteriosi personaggi vestiti di nero che tornano da un passato scomodo e violento (straordinario Ed Harris nel ruolo del gangster), e identità nascoste, o addirittura cancellate, per non rivelare agli altri chi si è veramente. E se il film, da una parte, è in grado di far riflettere lo spettatore su alcuni temi interessanti legati soprattutto alla violenza intesa come risoluzione dei problemi o come un seme indelebile che nessuno può cancellare dal proprio Io (oltre che alla “trasmissione” di questo seme, che sembra essere preso come esempio positivo dal figlio del protagonista), dall’altra non rinuncia a tutti i meccanismi tipici, anzi classici del genere thriller-noir: colpi di scena, atmosfere torbide, sesso audace ed esplosioni di violenza che a tratti sono al limite della sopportabilità.

Nello scenario di un piccolo paesino dell’Indiana si consuma quindi un dramma feroce e imprevedibile, sorretto da una sceneggiatura forte e robusta, che Cronenberg, pur lavorando su commissione, dimostra di saper tenere bene sotto controllo dirigendo con stile tutti gli attori (anche quelli di contorno, come Maria Bello e il sorprendente William Hurt che appare nel finale), e rifilando allo spettatore un deciso, e molto efficace, pugno nello stomaco. Un film secco e diretto, magari da non consigliare ai deboli di stomaco.

Francesco Tremolada