David Cronenberg usa una piece teatrale per mettere egli stesso in scena la poco conosciuta (ma già portata sul grande schermo da Roberto Faenza con Prendimi l’anima) vicenda di Sabine Spielrein e la sua influenza sui padri della moderna psicoanalisi: Sigmund Freud e Carl Jung. Sabine (interpretata con autorità ma non senza qualche moina da Keira Knightley) è una paziente ebrea russa che viene portata a Jung nella clinica Burgholzli a Zurigo, nel 1904. La sua “isteria” le impedisce perfino di parlare mentre violenti spasmi le contorcono il volto, il collo, la testa. A vederla, ha l’aspetto di una pazza. Jung (Michael Fassbender) vuole curarla, ha capito che tutte le sue manifestazioni fisiche risiedono in un disagio che viene da lontano. Jung è inolltre intenzionato a usare Sabina come paziente per provare la terapia di conversazione inventata da Freud (che Jung però chiama erroneamente “psicanalisi”).,Il film mostra come Jung incontri Freud (Viggo Mortensen) per discutere della “psicoanalisi” e come tra i due si instauri un legame speciale, una sorta di confronto intellettuale e professionale che passa attraverso le loro discussioni, ma anche attraverso le conversazioni sui sogni di Jung, che mostrano inconsciamente il suo desiderio di superare il collega. Jung permette a Freud di sezionare apertamente le sue fantasticherie notturne, ma contesta anche l’insistenza di Freud sul sesso come elemento cruciale che sta alla base di tutte le disfunzioni mentali (anche se la sua esperienza con la riabilitazione di Sabine porta proprio a tale conclusione). Così, Jung diventa l’amante di Sabine, i cui progressi sono evidentissimi, e la asseconda nel suo desiderio di diventare una psicoanalista. Ma Jung entra anche in una situazione sempre più compromettente cercando di razionalizzare il suo allontanamento dalla moglie e dai figli (pur continuando ipocritamente a vivere in famiglia), ma al tempo stesso mantenendo una relazione sadomasochistica con la sua paziente. ,Il film è uno studio realizzato con straordinaria cura dei particolari: ambientazioni, paesaggi musiche; un’autentica lezione di storia, che esplora con tenacia i conflitti personali di ego e id tra Jung e Freud. Il film rende anche un generoso omaggio alla donna che col suo carattere e temperamento ha permesso agli studi di Freud un avanzamento altrimenti impensabile (tanto che Freud le affidò anche la cura di alcuni dei propri pazienti). Anche se le caratterizzazioni dei due protagonisti maschili a volte possono sembrare eccessivamente marcate (qualcuno le ha paragonate a quelle di un western), Cronenberg ha indiscutibilmente valorizzato i talenti di Mortensen e Fassbender, affiancando loro, per alcune scene, anche Vincent Cassel nei panni del trasgressivo psichiatra Otto Gross, che teorizza la totale sregolatezza dei costumi e la promiscuità tra medico e paziente (non per niente è anche lui un ricoverato). Certo è che la temperatura emotiva del film tende al gelido ed è difficile appassionarsi; mentre alcuni passaggi morbosi possono infastidire. Soprattutto, se pure certi concetti vengono rappresentati con una certa semplicità allo spettatore non così avvezzo alla materia, il rischio della banalizzazione e del didascalismo fa capolino spesso. A cominciare dalla figura di Jung, ben più complessa, che viene a tratti ridicolizzato nel suo “misticismo”.,Beppe Musicco