Per guadagnarsi le simpatie del proprio capo ed ottenere una promozione, Tim deve partecipare ad una cena il cui scopo è invitare dei cretini e prenderli in giro a loro insaputa. Proprio quando sta per decidere di non andare, Tim incontra Barry, un uomo con uno strano hobby, che sarebbe l’ospite perfetto da portare alla cena. ,Più che di remake, sarebbe opportuno parlare qui di una pellicola “liberamente ispirata a” La cena dei cretini (1999) di Francis Veber. Della trama originale sono conservati alcuni spunti, appesantiti però da forzature che rasentano l’assurdo: la ricerca dell’eccesso, caratteristica principale della comicità di Jay Roach (regista di Ti presento i miei e Austin Powers), si sostituisce alla semplicità narrativa del primo film. Da una parte vi è l’inserimento di elementi tipici della commedia americana più recente: umorismo demenziale, volgarità, ma anche un certo buonismo che si sforza di trovare una giustificazione al cinismo del protagonista. Dall’altra, le gag riciclate (ad esempio, quella della telefonata con accento straniero) risultano poco efficaci, perché private dell’arguzia dialogica della versione originale. Nel film di Veber, inoltre, era evidente il riferimento della sceneggiatura ad una pièce teatrale: i fatti si svolgevano in una sola serata, quasi interamente nell’appartamento del protagonista, e il divertimento era assicurato maggiormente dagli scambi di battute che non dal dipanarsi delle vicende. Non così per la versione più recente, senz’altro un film più da vedere che da ascoltare.,Il risultato è un mainstream perfettamente in linea con i film legati al “frat pack”, il gruppo di attori di cui fanno parte, tra gli altri, i protagonisti Paul Rudd e Steve Carell.,In conclusione: chi ha visto La cena dei cretini potrà essere un po’ infastidito dalla rivisitazione di Roach; gli altri, invece, forse l’apprezzeranno di più, ma non si aspettino un granché.,Non manca tuttavia qualche punto di forza, nel’interpretazione di Steve Carell (il cretino), e Zach Galifianakis (l’ispettore del fisco); infine, il personaggio dell’artista eccentrico è talmente trash da far ridere.,Maria Triberti,