Lasciata New York dove abitava con il marito discografico (da cui si è separata), Alice porta le due figlie a Los Angeles, nella villa del padre (regista di buon successo morto troppo giovane) che le ricorda l’infanzia. La separazione, pur fortemente voluta, ha lasciato strascichi psicologici oltre alla difficile gestione solitaria delle figlie (anche se c’è la mamma/nonna vicino a lei); ma la festa del 40° compleanno con le amiche è un’occasione per divertirsi e lasciarsi un po’ andare dopo tanta tristezza e autocontrollo. Anche troppo, visto che Alice rimorchia in discoteca un ventenne lì insieme a due amici con cui vorrebbe sfondare nel cinema. La notte va in bianco, casa sua diventa una dependance della discoteca (li hanno seguiti anche le amiche di lei e gli amici di lui) e la mattina dopo trovarsi tre giovani sconosciuti sotto il tetto che divide con le figlie è uno choc per lei, madre solitaria e affaticata e non certo donna affamata di uomini. Ma con l’aitante Harry, che si professa già innamorato e che lei tenta di respingere, c’è parecchia attrazione, mentre gli amici Teddy e George sono simpatici quanto basta con la mamma ex attrice e con le figlie. Può funzionare lo strano ménage collettivo?

In 40 sono i nuovi 20 l’ex eterna teenager Reese Whiterspoon diventa una quarantenne con toy boy, e la cosa fa già una certa impressione (senza dire della scarsa credibilità della coppia, o della scena in discoteca: non uno solo, ma ben tre giovanissimi che passano la serata a bere e a ridere insieme a tre quarantenni…). Ma mai quanto una commedia che brucia spunti e situazioni discrete dentro un meccanismo debole e una storia modesta. Era interessante il coté cinematografico della vicenda, con quel padre regista arthouse (che ricorda vagamente John Cassavetes) ammirato dai nuovi giovani amici, così come la mamma ex pin up. E pure lo strano ménage con il ragazzo aspirante regista che diventa “mentore” della ragazzina che deve fare un monologo teatrale a scuola. Ma pur se gli attori, anche quelli giovani, dimostrano un certo brio, la vicenda si accartoccia presto in un filmetto. E sì che la regista Hallie Meyers-Shyer è figlia della sceneggiatrice e regista Nancy Meyers e del regista Charles Shyer (in coppia realizzarono commedie come, tra le altre, Il padre della sposa e Baby Boom). Ma spiace veder coinvolto un grande attore come Michael Sheen in un film mediocre e con una parte poco incisiva (quella dell’ex marito distratto dal lavoro, che poi cerca di tornare in famiglia). Meglio Candice Bergen nella parte della madre di Alice, che però non si vede quanto si vorrebbe. In ogni caso, non a sufficienza per riscattare un film debole nello spunto iniziale e mal costruito.

Antonio Autieri