Per vedere l’ultima fatica firmata da Zack Snyder (che qui, rispetto al primo 300 cede il timone della regia ma firma la sceneggiatura e produce) meglio dimenticarsi di qualunque conoscenza pregressa della storia della Grecia del V secolo a. C, che, anzi, potrebbe risultare fastidiosa per la visione, costringendo a un gioco degli errori che diventerebbe ben presto infinito. Esattamente come nel suo predecessore dedicato alla battaglia delle Termopili, la visione della storia così com’è presentata in questo fumettone iperviolento e super stilizzato è qualcosa di quasi completamente astratto, in cui i personaggi sono sganciati dai loro referenti storici per elevarsi ad uno status eroico e leggendario dove gli avvenimenti si giustappongono come le tavole dei fumetti da cui è tratto, più che succedersi per una sequenza logica.,E come e forse ancora di più del suo fortunato predecessore, un prodotto medio almeno quanto a budget baciato da uno strabiliante e inaspettato successo al botteghino, questo 300 – L’alba di un impero è un film davanti a cui ci si esalta o ci si annoia mortalmente. Vie di mezzo non esistono. Le sequenze di battaglie (esaltate dal 3D che serve principalmente a sprizzare sangue direttamente in faccia allo spettaore) si susseguono intervallate a discorsi dalla retorica roboante. Cambia solo lo sfondo: là la gola di una montagna, qui le tolde delle navi.,Le coordinate sono volutamente semplicissime. Gli spartani devono ancora superare la loro propensione all’isolamento, ma potrebbero forse essere indotti alla vendetta. Il re Serse persegue il suo piano di conquista, la bella ammiraglia Artemisia ha solo sete di sangue greco e Temistocle (interpretato con carisma discutibile dall’australiano Sullivan Stapleton) vuole difendere la libertà e sembra sempre in campagna elettorale mentre ciancia appena può di Grecia unita. L’approfondimento psicologico non era il punto forte nemmeno della vicenda di Leonida e dei suoi; ma agli sceneggiatori Snyder e Johnstad (esperto quest’ultimo in pellicole sui marines e docufiction sui Navy Seals) l’astuto Temistocle, stratega geniale e uomo politico discusso, poneva probabilmente una sfida troppo complicata. Se sul piano della spettacolarità la pellicola non si fa mancare nulla, la drammaturgia latita. La guerra si riduce a scontri di soldati seminudi; e nonostante i proclami di Temistocle, la quasi totale assenza di un mondo reale fatto di persone vere per cui lottare (ma che non si vedono mai) è un ulteriore handicap per la storia.,Il confronto-scontro tra Temistocle e Artemisia – lui fautore dell’unità ellenica, lei segnata da un passato doloroso di violenze che dei Greci la fa diffidare – sarebbe l’elemento più interessante della vicenda ed è giocato come una sorta di affaire mancato tra due anime gemelle destinate a incontrarsi sul campo di battaglia anziché nel talamo (la scena di sesso tra i due è disturbante quanto involontariamente comica). Anche qui, però, si perde l’occasione di trasformare i puri scontri da videogioco in qualcosa di più tematicamente rilevante. È improbabile che questo funga da deterrente per il pubblico che ha amato il primo capitolo e già vediamo profilarsi all’orizzonte, se il botteghino risponderà bene, un terzo capitolo della saga. Tanto Greci e Persiani del resto hanno continuato a darsele di santa ragione fino ai tempi di Alessandro Magno. Buone notizie per Frank Miller e Zack Snyder, che hanno così ancora davanti ancora un bel po’ di massacri (metaforici e reali) da perpetrare.,Laura Cotta Ramosino,