In 3/19 Camilla Corti è un’avvocatessa di successo con all’orizzonte una meritata promozione. È separata con una figlia universitaria e ha una relazione con un uomo sposato.  Una sera, dopo una cena di lavoro, viene investita da un motorino. Qualche giorno dopo viene a sapere che uno dei due motociclisti è morto. Inizia per lei un’ossessione: riuscire a scoprire l’identità del ragazzo che è deceduto, un immigrato senza nome di cui nessuno si interessa a parte Bruno, il direttore dell’obitorio.

A distanza di quattro anni da Il colore nascosto delle cose, Silvio Soldini con 3/19 torna dietro la macchina da presa per un lungometraggio ambientato a Milano. Un dramma personale in cui Camilla (impersonata dalla sempre più convincente Kasia Smutniak) intraprende un sofferto percorso personale che la porterà a scoprire cose nuove di sé stessa e forse a cambiare vita. È l’interesse per l’altro, lo sconosciuto, a scuotere Camilla (questo l’aspetto più interessante del racconto); in una metropoli fredda e indifferente in cui sembra che l’unica cosa che importi alla protagonista sia lavorare, una vicenda personale dolorosa apre le porte a una riflessione che porta a rivedere le priorità e a fare i conti con la propria vita. Anche con durezza. Si interrompe quindi una relazione ormai vuota e si cerca di recuperare il rapporto con una figlia che rischia di diventare una sconosciuta, mettendo nella giusta prospettiva gli impegni lavorativi. L’esperta mano di Soldini segue le vicende di Camilla che diventano una sorta di road movie quando, insieme alla figlia Adele (Caterina Forza), cercherà un cimitero accogliente dove seppellire il motociclista morto. Convince Francesco Colella nei panni di Bruno, direttore dell’obitorio. Peccato per una sceneggiatura che inserisce molti temi ed accadimenti nel racconto – ad esempio il ricordo di un dramma non superato nella vita di Camilla – appesantendo un po’ la storia.

Aldo Artosin

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