Con questo commento – sulla serata dei David trasmessa da Sky – debutta con noi Maria Elena Vagni, giornalista e blogger. Le diamo il benvenuto!

“Sembrano premi veri”. Questo, a caldo, dopo circa 10 minuti di cerimonia dei David di Donatello (la prima targata Sky e trasmessa anche in chiaro sul canale TV8 lunedì sera) è stato il mio primo commento sui social. E in effetti, dopo anni di spettacoli paludati, a tratti imbarazzanti, e soporiferi, anche per gli addetti ai lavori, i più importanti riconoscimenti cinematografici del cinema italiano sembrano aver imboccato finalmente, alla loro 60ma edizione, la strada giusta. Sky, grazie anche all’ottima conduzione di Alessandro Cattelan, ha confezionato due ore di show, modellate sugli Oscar, dal ritmo serrato e incalzante (a volte pure troppo, visto che nella fretta si son “dimenticati” di menzionare i due David, pure importanti, al cinema Usa e al cinema Europeo). Premiazioni intervallate da clip video, un momento musicale, qualche gag divertente. Insomma, uno spettacolo certo migliorabile ma godibile e di tutto rispetto.

Puoi però avere il vestito più bello del mondo ma se non lo sai portare l’effetto è straniante: paradossalmente lo show all’americana ha infatti evidenziato ancor più l’inadeguatezza allo spettacolo del nostro star system: discorsi di ringraziamento improvvisati, poco incisivi e un po’ banalotti (ragazzi, esiste il contatore dei secondi: fatevene una ragione), attori che sembrano capitati lì controvoglia – Servillo, che non si presta alla gag di Cattlelan o Placido, decisamente spaesato e sopra le righe – e anche qualche assente di troppo. La grande sfida che attende i David nei prossimi anni, prima ancora che ragionare sulla meritocrazia nell’assegnazione dei premi, è quella di rendere la cerimonia un appuntamento atteso, riconosciuto e autorevole, se non popolare, dal pubblico che frequenta e ama il cinema italiano. Chi il cinema lo fa, in primo luogo attori e registi, non deve dimenticarsi che il primo motivo per cui la gente compra il biglietto è vivere l’emozione di un sogno. Quel sogno lo devi saper vendere, devi far assaporare un pizzico di magia, magari in una maniera squisitamente tutta italiana. E non è che non lo sappiamo fare. Perché alla fine, quello che rimane nel cuore è la Loren che grida “Robberto!” e Benigni che saltella sulle poltrone. E scusate se è poco.

 

Maria Elena Vagni