Bisogna proprio che la realtà non conti nulla. Che non conti il film, che non contino le scelte del regista e ovviamente che non valgano nemmeno gli spettatori. Bisogna proprio fregarsene di tutto (il cinema) e di tutti (gli spettatori) per poter intitolare un film così, “14 anni vergine”, che ovviamente non c’entra nulla con l’originale, “Full of it”. I responsabili della scempiaggine – quei fenomeni della casa di distribuzione, pensiamo – pensavano di vendere meglio un film scopiazzando il titolo da un successo recente, “40 anni vergine”, ma è andata male per loro: il film è andato male al botteghino in Italia, e non se lo meritava. Non si meritava quell’uscita infelice, a fine stagione e probabilmente a ben poco è valso il titolo fuorviante. Perché il film di Charles è sì un film per teen-ager, ma sicuramente diverso per finalità, modi narrativi e soprattutto registro dai film pseudo goliardici e spesso senza cervello usciti nelle ultime stagioni. Al centro della storia, un ragazzo che pare la reincarnazione dei protagonisti della serie cinematografica de “La rivincita dei nerd”, ovvero uno sfigato. Anzi, sfigatissmo: basso, tracagnotto, con un impresentabile taglio di capelli, voluto dalla madre, con due genitori assillanti sempre al seguito. Sam Leonard (interpretato dal simpatico Ryan Pinkston) è il classico bersaglio dei bulli. Che infatti lo massacrano senza pietà sfottendolo per la sua goffaggine sportiva, per il suo talento per la matematica. Sam vuole una vita nuova e allora, complice anche i consigli dello psicologo della scuola e comincia a raccontare una gran serie di palle: che possiede una Porsche, che è un vero talento a basket; che ha un carica seducente innata, in grado di far cadere ai suoi piedi donne mature, soprattutto insegnanti; che ha una vita sessuale appagante, anche grazie a “numeri” fuori dal comune. Ma a un certo punto, tutte queste grandi palle, si realizzano, con sorpresa di tutti. Film simpatico, non volgare, nonostante certe situazioni potrebbero far supporre il contrario, “14 anni vergine”, riprende il tema del nerd cinematografico, combinandolo con un elemento fantasioso e surreale che sarebbe stato bene in un film come “Ritorno al futur”o. Alcune situazioni son francamente divertenti e alcuni personaggi ben centrati: oltre ai due genitori del protagonisti, che nella seconda vita da “figo” del figlio diventano una artista contemporanea d i gusti alquanto kitsch, l’altro rocker attempato eppure ancora incredibilmente sulla cresta dell’onda, segnaliamo il personaggio interpretato da Teri Polo, la professoressa di lettere che letteralmente impazzisce per l’improbabile seduttore Sam. Finale un po’ scontato: essere “fighi” forse non è il massimo della vita, meglio la sana vita da sfigato, ma circondato da persone vere. ,Simone Fortunato