Zanna Bianca

Zanna Bianca

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Un coraggioso cane lupo, raccolto da una tribù indiana, viene a contatto con la crudeltà e avidità umana ma anche con persone buone che rifiutano la violenza

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Zanna Bianca, metà cane e metà lupo, cresce negli spazi immensi e selvaggi del Grande Nord. Accolto dalla tribù indiana di Castoro Grigio, trova poi nuovi padroni che lo introdurranno al mondo sfaccettato degli uomini: incontra l’avido e crudele Smith Bellezza, interessato solo a sfruttarlo nei combattimenti tra animali, ma anche la generosa famiglia dello sceriffo Weedon Scott, convinta che non esista solo la logica della violenza e della sopraffazione.

La storia di Zanna Bianca, una delle opere più famose dello scrittore Jack London, ha avuto numerose trasposizioni cinematografiche. Con questa coproduzione tra Francia, Usa e Lussemburgo, però, il romanzo si trasforma per la prima volta in un film di animazione. La regia è affidata ad Alexandre Espigares, qui al suo primo lungometraggio, ma già attento animatore e vincitore di un Oscar nel 2013 per il cortometraggio animato Mr Hublot. Questo adattamento, però, con una scelta forse discutibile, intreccia la storia di Zanna Bianca con quella del romanzo Il richiamo della foresta, cambiandone specialmente il finale.

Uno dei punti forti del film è la tecnica di animazione, che imita la pittura a olio e presta attenzione ai colori, alla luce, ma anche al realismo dei paesaggi e dei movimenti degli animali, ripresi grazie alla motion capture. I volti degli umani sono volutamente ispirati a fisionomie visibili nei film di Sergio Leone, che danno alla pellicola un aspetto western; peccato invece per la resa dei corpi, spesso legnosa e impacciata.

Zanna Bianca ha la capacità di rivolgersi a un pubblico più giovane senza edulcorare le vicende o snaturare il cuore di una storia ambientata in un mondo quasi primordiale: la natura è mostrata infatti nelle sue meraviglie ma anche nei suoi pericoli. La parte più affascinante del film è proprio l’avventura di scoperta del cucciolo che, accanto alla madre, fa la sua prima esperienza del mondo. Accompagnati dal narratore – che nella versione italiana ha la voce calma e profonda di Toni Servillo – seguiamo all’inizio il percorso di crescita del lupacchiotto, che conosce la prima neve, le prime difficoltà, e comprende le differenze tra sé e gli altri.

Una delle scelte più ‘audaci’ e anche più riuscite è quella di rappresentare la violenza senza metterla direttamente in scena: ci sono momenti di tensioni, lotte tra animali, minacce e colpi di fucile, ma mai esibizioni cruente. Sono invece i colori, i suoni e le inquadrature a far percepire il pericolo e la paura. Ma se da un lato vengono rappresentate diverse forme di violenza (dalla legge naturale alla crudeltà gratuita o dettata dall’avidità), dall’altro vengono mostrate modalità alternative di legame e appartenenza a un padrone, ciascuno con uno sguardo diverso su Zanna Bianca. Interessante la figura dell’antagonista, Smith Bellezza, un uomo acuto ma ferito nell’aspetto – come indica ironicamente il soprannome – che usa la propria astuzia per giocarsi di chi è più debole di lui.

Il rapporto tra Zanna Bianca e gli umani, però, è anche uno degli aspetti più zoppicanti: nella seconda parte il film si appiattisce e rischia di diventare noioso, anche a causa di alcuni dialoghi di troppo. Se complessivamente la storia ha il pregio di non umanizzare il lupo, in un paio di scene-chiave sembra che l’animale cambi atteggiamento solo grazie alle belle parole dei padroni.

Il film comunque, pur non essendo memorabile, rimane un’interessante avventura alla scopertadel mondo, delle sue insidie così come delle sue seconde possibilità.

Roberta Breda