X-Men: l’inizio

X-Men: l’inizio

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La storia della nascita degli X-Men e dello scontro tra Xavier e Magneto.

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X-Men – L’inizio riesce in quello che pochi film tratti da fumetti provano a fare di questi tempi, ossia accetta di rischiare, e per questo riserva delle sorprese. Il film si presenta con una lunghezza che potrebbe intimidire, e un attacco quantomeno insolito, che sembra preso da Schindler’s List: un gruppo di famiglie ebree viene condotto a forza verso un campo di sterminio; un bambino, separato dalla madre, la chiama disperatamente, mentre alcuni soldati cercano di portarlo via di peso. Ma qualcosa sembra tenerlo attaccato al cancello, nonostante questo sia distante alcuni metri dalle braccia protese del bambino. Chi conosce gli X – Men non farà fatica a riconoscere nel bimbo il futuro Magneto, chi non ha mai visto un episodio o non conosce il fumetto, intuirà i suoi poteri sovrumani.

Fin da questo attacco drammatico e di grande intensità visiva, si intuisce che il film non è il “solito” film di super eroi (senza sminuire altri titoli, ma qui si capisce che c’è un livello differente a riempire di contenuti la vicenda). Forse anche perché, vista la storia che narra delle origini del gruppo (gli X–Men sono mutanti “buoni”) e del suo storico antagonista Magneto, la scelta degli attori era fondamentale. Se negli scorsi titoli della saga Patrick Stewart (il professor Charles Xavier, fondatore degli X-Men) e Ian McKellen (Magneto) davano l’idea di un antico legame deterioratosi nel tempo, James McAvoy (The Conspirator, Espiazione) e Michael Fassbender (Jane Eyre, Bastardi senza gloria) si dimostrano perfettamente all’altezza della situazione. Sarà anche perché a McAvoy è consentito fare quello che Stewart non poteva, ossia camminare, ma anche per quel tocco di umanità e di sana spensieratezza che ci rivela e in qualche modo “illumina” la gioventù di Xavier. Ancora più inaspettatamente, il film rivela la storia toccante di un’altra mutante, Raven (poi ribattezzata Mystique), ottimamente giocata da Jennifer Lawrence (già impressionante protagonista di Un gelido inverno). Raven è una specie di sorella acquisita di Xavier, anche se si intuisce che i suoi sentimenti per lui potrebbero anche andare oltre: fin dal loro primo incontro capiamo che Xavier è un ragazzo privilegiato per il dono che ha di leggere nel pensiero, ma anche perché è ricco e intelligente. Da subito questo però si associa nel ragazzo a un senso di responsabilità che lo porta a occuparsi degli altri, e specialmente nel cercare e difendere gli altri mutanti. Tanto efficace quanto McAvoy è Fassbender (Erik Lehnsherr, poi Magneto). L’attore tedesco-irlandese offre una performance realmente impressionante nel ruolo del giovane capace di dominare il metallo che diventerà la grande nemesi di Xavier. L’infanzia di Erik, a partire dal campo di sterminio, non potrebbe essere più lontana da quella di Xavier, cresciuto in un ambiente protetto e dedito agli studi. Eppure, quando si incontrano e ancora combattono fianco a fianco, il loro rapporto (anche se destinato a spezzarsi), a volte è veramente toccante.

X-Men – L’inizio rivisita quel che è successo durante la II guerra mondiale in un campo nazista e rivela quello che è successo dopo, mettendo in rotta di collisione permanente Erik con un mutante malvagio dalla potenza pari alla sua: Sebastian Shaw, un Kevin Bacon che recita con una ferocia pari alla sua freddezza, capace di passare da ufficiale nazista a miliardario playboy segretamente intenzionato a rivendicare il mondo per la razza mutante. Con una narrazione che occupa quasi vent’anni, il film sceglie di svolgere gran parte della vicenda negli anni 60, mostrando un aspetto originale sul ruolo dei mutanti nella guerra fredda e nella crisi dei missili cubani. E con un tocco di ironia, assieme all’abbigliamento caratteristico, ai filmati con John Kennedy, alle prime tute aderenti dei super eroi, anche i cattivi più efferati contribuiscono a dare al film un tono alla “Agente 007” che non sarebbe dispiaciuto neanche a Ian Fleming.

Beppe Musicco

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