WAX – We Are The X

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WAX We are The X Sentieri

Un uomo consegna a un giornalista un video su tre ragazzi morti in un misterioso incidente: è la cronaca di un loro viaggio in Francia per girare uno spot

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Due ragazzi, una ragazza: solito triangolo? Non proprio. L’inizio fa pensare a uno strano e non esaltante B movie: il buon Rutger Hauer, ormai di casa da noi e non nuovo a comparsate e partecipazioni a film italiani (spesso deboli), consegna un video a un giornalista, lamentando la triste morte di tre ragazzi e invitando il giornalista a indagare sul caso e a dare loro giustizia. Poi parte il film vero e proprio, dove appunto ci sono due amici, Livio e Dario – mandati in Francia a girare uno spot da un produttore apparentemente fin troppo generoso con loro – che si incontrano a Fiumicino con Joelle, una bella ragazza che di mestiere fa la casting e che deve aiutarli nelle riprese in Costa Azzurra. I due  si innamorano praticamente a prima vista della giovane francese, che un po’ fa la sostenuta e un po’ flirta con loro. Che li scuote dal vittimismo italiano e li invita a ribellarsi alla situazione di precarietà e sfruttamento sul lavoro e che si affeziona a entrambi. Fino a una specie di liaison a tre. Anche se Joelle ha un passato sentimentale quanto meno turbolento. Nel frattempo, un po’ alla volta iniziano a sorgere problemi per lo spot.

L’esordiente Lorenzo Corvino dimostra di saperci fare tecnicamente, girando un film che abbonda di soggettive e uso di vari formati; in particolare molte riprese avvengono con lo smartphone, che entra nel racconto – un po’ alla maniera di tanti film americani “con videocamera” invadente – perché Dario, l’ingenuo regista in erba, fin dall’inizio usa il cellulare per filmare qualunque cosa e così documentare quella che sogna essere un’esperienza formativa e professionale appagante (anche dal punto di vista economico), in grado di far emergere il suo talento. Ma il film è tante cose: road movie, storia d’amore e d’amicizia a tre, commedia giovanilista, dramma e j’accuse sull’Italia della generazione X, ovvero i trentenni “sacrificabili”, sottopagati e sfruttati… Carne al fuoco che si brucerebbe, se non ci fosse appunto il talento di Corvino (candidato tra i migliori registi esordienti ai David di Donatello 2017).

E se anche i dialoghi e i personaggi risultano ben scritti e brillanti (grazie anche a un terzetto di interpreti sorprendenti ed efficaci), quel che risulta invece fragile, alla lunga, è la tenuta narrativa: pur in un film che dura poco più di 100 minuti, ci sono momenti in cui si tira in lungo e in cui si abbonda in schermaglie amorose (con tanto di performance erotica a tre abbastanza spericolata) e in  flashback della vita sentimentale di Joelle, a sua volta protagonista in precedenza di un altro triangolo (ma di natura saffica) con conseguenze tragiche. Poco male, è un’opera prima e certi difetti ci possono stare (come pure il finale con surreale cambio di tono). Peccato per la scarsa circolazione del film, che rischia di far passare da martiri delle stesse ingiustizie patite dai protagonisti il regista e l’opera stessa. Si è fatto di tutto per arrivare a un distributore solido o ci si è compiaciuti di un’indipendenza “di principio”?

Antonio Autieri

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Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...