Vijay il mio amico indiano

Vijay il mio amico indiano

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Un uomo, creduto morto, ricompare travestito e non riconosciuto dalla “vedova”,

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Per Will, attore (tedesco ma ormai da tanti anni a New York) di programmi tv per bambini, è un tristissimo 40° compleanno. Fin dalla mattina vorrebbe attenzioni e auguri da moglie e figlia, che però non sembrano ricordarsi la ricorrenza. Così al lavoro, dove gli fanno ripetere mille volte una tristissima scenetta con il suo celeberrimo personaggio di coniglio “sfigato”. Lui, esasperato, non capisce che in realtà tutti fingono di non ricordarsi il suo compleanno perché a breve partirà la festa a sorpresa. Ma la festa non si farà, perché Will – deluso, frustrato e furibondo – scappa e non risponde alle telefonate di moglie e amici. Ma quando la sua auto viene rubata e poi il ladro muore nel rogo della sua auto, viene dato morto (e il cadavere è ridotto in cenere….): che fare? Tornare e dire la verità, o approfittarne e andare a vedere – travestito: in fondo è un attore – il suo funerale, per vedere se almeno tutti lo piangono? E cosa pensano davvero di lui?,Variante di mille storie già viste, di cui la più cara a noi è Il fu Mattia Pascal, il film di Sam Garbasrski (già regista di Irina Palm) soffre di un’idea non solo non originale, ma troppo “a tavolino”. Diventato Vijay, grazie al trucco di un amico indiano, il protagonista è incredibilmente non riconosciuto da moglie, agente e amici, nonostante abbia in fondo solo un turbante e una barba a camuffarlo malamente… Senza contare che di questo amico venuto da lontano nessuno sapesse nulla, e non se ne sorprendano (se non troppo tardi). E, a causa del doppiaggio, la parlata da indiano sembra solo una cantilena un po’ fastidiosa. Il film alterna momenti falsamente retorici (il funerale) ad altri imbarazzanti (al successivo rinfresco, passa in pochi minuti da ospite riverito a persona non gradita per una sciocchezza). ,Ci sono tante cose che non funzionano in un film sostenuto solo dalla professionalità di attori (come Moritz Bleibtreu e Patricia Arquette) mal utilizzati e costretti a eccedere in espressioni che dovrebbero colmare il vuoto della sceneggiatura. Pur in una metropoli, ci si incontra per caso con regolarità; ciò nonostante, Will spesso toglie il camuffamento perfino al supermercato e rischia di continuo di essere scoperto (atteggiamento spavaldo, per chi si finge morto); i suoceri, anch’essi ignari di chi hanno di fronte, chiedono consigli bancari al finto “banchiere” indiano che ovviamente hanno successo; la moglie si fa corteggiare, pur fresca vedova (con terribili spiegazioni su quanto sia facile tale possibilità), ma neppure a letto riconosce il marito, ovviamente non più noioso e poco “performante” ora che si è trasformato nell’amante Vijay grazie a posizioni appena imparate sul Kamasutra… Soprattutto, per chi ha messo in piedi una simile messa in scena, risulta poco probabile farsi scoprire dalla figlia in modo maldestro. E sul finale, un altro disvelamento avverrà con modalità che fanno pensare a imperizia (o pigrizia) degli sceneggiatori. Il tutto conduce a un finale prevedibile e stracco, che finisce come avevamo intuito fin dall’inizio. Tra un marito che ormai conosce troppo bene e un sorprendente amante, chi sceglierà la “vedova”?,Antonio Autieri,

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