Venezia, sarà un successo?

Venezia, sarà un successo?

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Tante ottime proposte, sulla carta, dal programma della 74ma Mostra (30 agosto-9 settembre)

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L’impressione, sempre parziale in questi casi, è che ci troviamo davanti a una grande edizione della Mostra di Venezia 2017, la 74ma, in programma dal 30 agosto al 9 settembre. Sarà la recente defaillance di Cannes, che forse si è lasciata sfuggire qualche buon titolo (anche per la consueta mania di riportare sempre certi nomi abituali, anche quando hanno un film meno riuscito), sarà la sempre più forte predisposizione degli americani di puntare sui festival autunnali come trampolino di lancio per la corsa agli Oscar, ma la pesca sembra essere stata abbondante. Certo, se Cannes punta ormai sempre più autori europei o di altri continenti, e spesso sempre più autoreferenziali, Venezia nel rinnovato buon rapporto con Hollywood e il cinema Usa indipendente (ben accolto, ma a dir la verità poco premiato dalle giurie…), se la deve comunque vedere con rivali agguerriti d’oltre oceano come le rassegne di Toronto, Telluride, New York. Ma l’autorevolezza del direttore Alberto Barbera, amico personale di tanti cineasti, permette di portare sempre grandi nomi. Come Alexander Payne, vecchia conoscenza del direttore fin da quando era alla guida del Festival di Torino, che aprirà la Mostra in concorso con Downsizing, con Matt Damon, Kristen Wiig e Christoph Waltz. Ma nella gara per il Leone d’oro, assegnato dalla giuria guidata da Annette Bening (in giuria anche la nostra Jasmine Trinca), ci saranno anche Darren Aronofsky, atteso dopo il passo falso di Noah sui livelli di The Wrestler e Il cigno nero, con Mother! (con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Michelle Pfeiffer, Domnhall Gleeson, Ed Harris); Suburbicon di George Clooney, con Matt Damon, Julianne Moore e Oscar Isaac; First Reformed di Paul Schrader, con Ethan Hawke e Amanda Seyfried; The Shape of Water di Guillermo del Toro, che Barbera definisce uno dei suoi film migliori; stessa “promessa” per La Villa di Robert Guédiguian, che ripropone come nello stupendo Le nevi del Kilimangiaro e in tanti altri suoi film i fedelissimi del regista marsigliese Ariane Ascaride (che è anche sua moglie), Jean-Pierre Darrousin e Gérard Meylan; Mektoub, My Love  dell’altro francese noto in Italia Abdellatif Kechiche; due film britannici, Lean on Pete di Andrew Haigh (apprezzato la scorsa stagione per 45 anni), interpretato dall’emergente Charlie Plummer e gli esperti Steve Buscemi e Chloe Sevigny, e Three Billboards outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh (In Bruges) con Frances McDormand e Woody Harrelson; un altro film del prolifico, e sensibile, giapponese Koreeda Hirozaku (Father & Son, Little Sister) ovvero The Third Murder; Foxtrot dell’israeliano Samuel Maoz, che vinse il Leone d’oro con l’opera prima Lebanon nel 2009 e che poi non aveva realizzato altri film. E tante possibili sorprese. Come tre italiani su quattro dei film selezionati. Perché se Paolo Virzì è tra gli autori più conosciuti e amati del nostro cinema – ma si è preso un bell’azzardo con il suo primo film in inglese: The Leisure Seeker (che in Italia uscirà come Ella & John) con due mostri sacri come Helen Mirren e Donald Sutherland – gli altri autori sono tanto intriganti quanto scommesse, che però al contrario di altre volte, come la scorsa edizione, Barbera sembra più convinto di vincere. Ammore e malavita dei Manetti Bros. (i fratelli Marco e Antonio, tanto talentuosi quanto discontinui, ma reduci dal gioiellino Song ‘e Napule) a detta del direttore è il loro film migliore; Una famiglia di Sebastiano Riso (opera seconda), con Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel, promette discussioni (si parla di maternità surrogate) e talento d’autore; Hannah di Andrea Pallaoro, film rischioso quanto affascinante (e di cui chi l’ha visto nella commissione di selezione dice un gran bene) con una Charlotte Rampling sempre in scena e quasi sempre da sola.

Ma oltre al concorso ci sono tante altre proposte interessanti: i titoli fuori concorso (tra cui il film di chiusura del festival, Outrage Coda di Kitano Takeshi, Victoria & Abdul di Stephen Frears con Judi Dench, Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini, Loving Pablo di Fernando Leon de Aranoa con Javier Bardem e Penelope Cruz e e Our Souls at Night con i Leoni d’oro alla carriera Jane Fonda e Robert Redford) e quelli della sezione Orizzonti, molto ricca quest’anno (tra cui gli italiani Brutti e cattivi dell’esordiente Cosimo Gomez, Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli, La vita in comune di Edoardo Winspeare e l’animato Gatta cenerentola). Se poi ci aggiungiamo sezioni da sempre alla ricerca del nuovo come quelle indipendenti, ovvero Giornate degli autori e Settimana della critica, c’è aria di una Venezia all’altezza della sua fama.

Antonio Autieri

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...