Venezia, i film più amati dalla nostra redazione

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"Opera senza autore" di Florian Henckel von Donnersmarck

Ognuno dei nostri inviati ha scelto i tre titoli del cuore per questa edizione della Mostra. E i motivi della sua preferenza

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Pronostici non ne facciamo, non servirebbero e quasi sempre non ci si prende mai. Le giurie, poi, per noi sono spesso imprevedibili, e troppe volte ci hanno lasciato scontenti (da queste parti si ama il cinema, non i “film da festival” in senso stretto…). Quindi, ha molto più senso per noi segnalarvi i film che abbiamo amato di più della 75ma Mostra d’arte cinematografica di Venezia, che tra poche ore andrà in archivio con la cerimonia di premiazione trasmessa in diretta su Rai Movie a partire dalle ore 18:45 e in streaming su Rai Play (https://www.raiplay.it/programmi/veneziabiennalecinema/) e sul sito della Biennale (www.labiennale.org).

Ecco le nostre preferenze, al termine del diario quotidiano che abbiamo pubblicato nella nostra “casa” storica Sentieridelcinema.it e sul nuovo portale Viva il Cinema! (dove abbiamo pubblicato anche numerose altre notizie). Dopo la premiazione, commenteremo anche le scelte della giuria. Sperando che scelga bene…

Antonio Autieri

1) Werk ohne Autor (Never look away/Opera senza autore) di Florian Henckel von Donnersmarck (Concorso) perché è un film debordante, che in tre ore cattura uno spettatore che non si vergogna di emozionarsi davanti alla storia di una vitache attraversa la Storia di un Paese, e per le sue riflessioni sull’arte e sulla verità.

2) The Sisters Brothers di Jacques Audiard (Concorso) perché il suo primo film in inglese è un western dei sentimenti, che incrocia due fratelli e due sconosciuti per una caccia all’uomo che diventa qualcosa di sorprendente, dove la violenza non scalfisce la sincerità della ricerca di un luogo dove riposare.

3) First Man di Damien Chazelle (Concorso) perché non era facile passare da La La Land allo sbarco sulla Luna, e scegliendo di raccontare non la retorica dell’impresa quanto un uomo dalle grandi capacità, tranne quella di esprimersi con chi gli stava intorno, diventato eroe suo malgrado.

Emanuela Genovese

  • Roma di Alfonso Cuarón (Concorso) perché in questo film lento e malinconico, c’è la normalità di un’esistenza. Piena di solitudine, di dolore, ma anche di amore, quell’amore che salva sempre. Roma è un film che lascia il segno nel cuore di chi lo vede.
  • Camorra di Francesco Patierno (Sconfini): nella Campania dove il potere ha sempre le mani sporche di sangue, la tua mente e il tuo cuore sanguinano perché quei volti giovani, che non hanno speranza se non nella delinquenza, li senti come tuoi fratelli. Un film vero e indimenticabile.
  • At Eternity’s Gate di Julian Schnabel (Concorso): l’eternità di una vita che parla al mondo che lo guarda è racchiusa in questo film intenso dove Willem Dafoe smette di essere Willem Dafoe e per tutto il film ti sembra di stare con Van Gogh, di soffrire con lui, di amare con lui. La verità è profondamente legata alla bellezza. E questo film ne è pieno.

Marianna Ninni

1) Werk ohne Autor (Never look away/Opera senza autore) di Florian Henckel von Donnersmarck (Concorso) perché aggancia lo spettatore per tre ore di film attraverso la toccante esistenza dell’artista Gerhard Richter, segnato dagli scenari politici di trent’anni di storia tedesca e salvato dall’amore per l’arte e per la vita.

2) Tel Aviv on Fire di Sameh Zoabi (Orizzonti) per la capacità di indagare con intelligenza e ironia lo spinoso conflitto tra palestinesi e israeliani, attraverso una commedia divertente e di gran respiro.

3) Ying (Shadow) di Zhang Yimou (Fuori Concorso) perché è un raffinato wuxia pian di genere, di grande impatto visivo, poetico ed elegante ne nella composizione delle inquadrature e dalla narrazione solida e avvincente.

Due nostri giovani inviati si sono dati il cambio a metà festival:

Riccardo Copreni (prima metà della Mostra)

1) Roma di Alfonso Cuaron (Concorso) per la capacità di raccontare il dramma di un personaggio come in relazione ai drammi di tutti gli altri e come parte vivente delle forze della natura e della propria terra.

2) The other side of the Wind di Orson Welles (Fuori concorso – Evento speciale) perché è un reperto storico, un pezzo di archeologia del cinema; perché è un caleidoscopico concentrato di idee formali visionarie; perché è una fortissima confessione autobiografica del proprio fallimento.

3) Sulla mia pelle di Alessio Cremonini (Orizzonti) per la sobrietà cronachistica nella ricostruzione del fatto e per la stupefacente carnalità sofferta con cui Alessandro Borghi incarna Stefano Cucchi.

Maria Letizia Cilea (seconda metà della Mostra)

1) Werk ohne Autor (Never look away/Opera senza autore) di Florian Henckel von Donnersmarck (Concorso), per l’ammirabile fluidità narrativa che caratterizza una storia capace di essere contemporaneamente intima e universale, ironica e dura, classica e innovativa, raccontando l’evoluzione di un percorso artistico ed esistenziale che va al cuore del significato dell’esistenza. I 188’ minuti di durata effettiva intimoriscono, i 90 minuti di durata percepita deliziano.

2) The Sisters Brothers di Jacques Audiard (Concorso), per la capacità di sfruttare i punti di forza del genere western reinventandoli attraverso una storia di formazione che traccia un sentiero fatto di disavventure, amore fraterno e amicizia attraverso il quale recuperare il significato e il valore delle proprie origini.

3) Camorra di Francesco Patierno (sezione Sconfini), per lo sguardo intelligente e originale che offre sull’universo della Camorra, ricostruendo con un sapiente lavoro di montaggio e narrazione di materiale di repertorio le origini e i risvolti sociali ed educativi di una crisi umana che trascende il fenomeno e interroga tutti sul futuro che gli italiani stanno costruendo per i propri figli.

 

 

 

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...