Al di là dei premi, quali sono stati i film presentati a Venezia 2019 da ricordare? Abbiamo chiesto ai nostri critici presenti alla 76a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto-7 settembre) i loro film preferiti, del concorso o di altre sezioni. Magari non i migliori in senso assoluto, perché al cuor non si comanda (anche se i primi tre, tra premi e classifiche della critica italiana e internazionale, sono quelli che mettono d’accordo quasi tutti…). Ne è derivata questa “fantastica dozzina”, di film:niente di scientifico né matematico, solo un pugno di titoli tra tanti visti, senza pretendere esaustività. Sono soprattutto consigli di visione, di opere che ci hanno colpito o emozionato, da recuperare possibilmente al cinema. Anche se pure quest’anno ci si mette in mezzo anche Netflix… Ecco la sitnesi dei giudizi “collettivi” dei nostri inviati: i nostri veterani, il direttore Antonio Autieri e il presidente di Sentieri del Cinema Beppe Musicco; l’esperta Emanuela Genovese; i giovani Roberta Breda, per la prima volta a Venezia, Maria Letizia Cilea e Riccardo Copreni. Tanti altri ce ne sarebbero da segnalare: lo faremo man mano che usciranno nei cinema, o altrove.

I FILM PIÙ “VOTATI”

Joker

Come già scritto nel nostro editoriale, per noi il film di Todd Phillips, finora famoso per la trilogia demenziale di Una notte da Leoni, è un perfetto Leone d’oro. Come scrivevamo nel nostro diario, quella di Arthur Fleck che diventerà il Joker è una parabola che sa essere in contemporanea una storia intensamente personale e tragicamente politica. Lanciato verso il successo, e magari verso gli Oscar (Joaquin Phoenix, di bravura quasi disumana, lo merita senza dubbio). Imperdibile.

J’accuse

Anche qui ci ripetiamo, perché lo abbiamo già scritto: se vinceva Roman Polanski, eravamo contenti lo stesso. Il film sull’affare Dreyfus, o meglio sul colonnello Picquart ossessionato dalla verità, ci ha conquistato. Grazie anche a un cast di grandi attori (Jean Dujardin su tutti). Cari lettori, lo amerete sicuramente.

Marriage Story

Il capolavoro, finora, di un autore intrigante ma discontinuo come Noah Baumbach. La storia di un amore diventato disamore è, nel nostro terzetto di preferiti, l’unico che non ha portato a casa niente. Un film che diverte e commuove, come un Kramer contro Kramer contemporaneo riletto da decenni di commedia sulla coppia (anche Woody Allen, certo). Ma in modo totalmente originale. E con una coppia di attori superba (Adam Driver e Scarlett Johansson). Unico dubbio: Netflix lo lascerà anche alle sale cinematografiche?

I “MOLTO APPREZZATI”

Babyteeth

Sicuramente la sorpresa della Mostra, l’opera prima della regista australiana Shannon Murphy: quella ragazza 16enne malata di tumore, il cui incontro con un giovane spacciatore genera un nuovo desiderio di vita, ha commosso tutti (o quasi) in un film in cui c’è tanto dolore, ma anche umorismo e umanità. Senza contare uno stile accattivante. Notevoli i due interpreti, Eliza Scanlen e il premiato – come attore emergente – Toby Wallace.

The Laundromat

Lo scandalo dei Panama Papers – titolo con cui dovrebbe essere distribuito in Italia, su Netflix e speriamo anche nei cinema – viene raccontato da Steven Soderbergh con questa commedia scatenata e acuta, in cui un’anziana vedova truffata combatte per smascherare gli inganni subiti, mentre due avvocati disonesti spiegano direttamente allo spettatore le complicate dinamiche finanziarie di meccanismi sofisticati ideati per fregare il prossimo. Consueta ricchezza visiva dell’autore e cast in gran forma: ok Meryl Streep, ma ricorderemo a lungo soprattutto la gustosissima coppia di avvocati eleganti e diabolici formata da Gary Oldman e Antonio Banderas.

Martin Eden

La rilettura di Pietro Marcello dell’omonimo romanzo di Jack London colpisce per l’estrema libertà – a partire dalla collocazione geografica e temporale che rende universale una parabola esistenziale di un uomo che ha un innato desiderio di trovare il proprio posto nella vita, attraverso l’amore per una donna e per i libri: strada verso la propria crescita umana, ma anche verso l’infelicità. E non si dimentica la prova di Luca Marinelli, sempre più bravo.

DA SEGNALARE

Ad Astra

Da uno dei più sottovalutati registi americani, James Gray, un bel film di fantascienza. Dove il viaggio nello spazio – stupefacente a livello visivo – è anche un viaggio dentro sé stessi, e quel pezzo di sé che è il rapporto con un padre. Magari con qualcosa di già visto in altri film recenti, ma rimane un gran film sull’uomo e sulle sfide che la vita gli propone. Misuratissimo, bravissimo Brad Pitt.

Il sindaco del Rione Sanità

Sorpresa: dopo il brutto Capri-Revolution, Mario Martone torna subito a Venezia con la versione cinematografica dell’omonima opera teatrale di Eduardo De Filippo già da lui portata in palcoscenico. Con quasi totale fedeltà al testo ma libertà di messa in scena e nella rappresentazione dei personaggi (più giovani che nelle versioni, rese celebri dalla tv, di Eduardo), con una recitazione teatralmente enfatica accompagnata da look aggressivi e “moderni” e regia a tratti molto movimentata. Ottimo cast, su tutti Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo e Roberto De Francesco. Sarà in sala solo tre giorni, a breve: ve lo consigliamo caldamente.

Gloria Mundi

Non è il miglior film del francese Robert Guédiguian. E nemmeno della consorte Ariane Ascaride, vincitrice della Coppa Volpi. Ma questo regista marsigliese, che coniuga posizioni politiche forti (anche se disilluse, come molti autori di sinistra) e simpatia per le persone sfortunate e oppresse fa sempre simpatia: sarà perché il suo gruppo di attori, sempre quelli (e spicca, oltre alla sua moglie/musa, il grande Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylan che invece sembra bravo solo quando recita per lui), ormai sono come parenti di famiglia, che ci emozionano solo al ritrovarli. E comunque in quella ricerca di sprazzi di umanità in una società fatta di opportunismo e spietatezza, in cui tra tanto squallore può risaltare un solo gesto gratuito, qualcosa di importante ce lo dice.

UN’OCCHIATA ALTROVE

Atlantis

Premiato meritatamente come miglior film della sezione Orizzonti, il film distopico di Valentyn Vasyanovych vede – nell’Ucraina del 2025, a guerra ormai finita – un ex soldato affetto da stress post-traumatico che non si adatta alla desolazione di un paese ormai divenuto inospitale per l’uomo. Ma la conoscenza di una donna gli apre possibilità inattese. Denuncia politica e dramma intimo in un film minimalista nella messa in scena, ma che parla di amicizia e amore come armi di riscatto. Una storia dal futuro che parla già del presente: la compassione umana quale unico motore per una rinascita.  

Mosul

Grande sorpresa, fuori concorso per questo film di guerra made in Usa (producono i fratelli Russo, quelli degli ultimi Avengers) e diretto dallo sceneggiatore Matthew Michael Carnahan per la prima volta dietro la macchina da presa, con attori quasi tutti mediorientali o nordafricani. Qualità tecniche, tensione, spettacolarità e personaggi forti in questa battaglia per la sopravvivenza e per la liberazione della propria città, da parte di una squadra speciale di ex poliziotti formata da cittadini per combattere l’ISIS. Un grande film, anche d’azione, per raccontare una pagina di Storia.

Palloncino

Sempre in Orizzonti, tra le varie sorprese, c’era un piccolo capolavoro proveniente dal Tibet:  Qiqiu (Palloncino), diretto da Pema Tseden. Una famiglia di pastori, con tre figli, il nonno e una sorella della moglie (monaca buddista). In un contesto dove fare figli è malvisto, la coppia scopre di aspettarne un altro: un film sull’anima, sulla famiglia e su cosa significa amare e credere nella vita (pensando alla reincarnazione). Con la potenza visiva di un grande film d’autore.