Giulia De Martino ha solo diciassette anni e un formidabile talento per la guida, tanto che partecipa alle gare del campionato italiano Gran Turismo, competendo alla pari con piloti molto più grandi ed esperti di lei. È una passione che si tramanda: ma alla morte del padre, colpito da un infarto a bordo pista, Giulia si trova da sola (la mamma li ha abbandonati da anni), con un fratellino alle elementari e piena di debiti che la minacciano di sfratto dalla grande casa/officina della Scuderia De Martino, dove ormai rimane solo un vecchio meccanico, l’unico che sia rimasto dopo la morte del padre. E come se non bastasse, Loris, il fratello maggiore, ex pilota e ormai “tossico” irrecuperabile, dopo anni di vita randagia decide di tornare a piazzarsi stabilmente a casa, forte del fatto che senza un adulto in famiglia i due minorenni verrebbero separati e affidati ai servizi sociali.

La storia narrata da Matteo Rovere (dopo due film da regista poco convincenti, ma anche  produttore del grande successo Smetto quando voglio) riprende la vera vicenda del pilota di rally Carlo Capone, un grande talento stroncato dall’uso della droga, ma riesce, nonostante un tema delicato come la presenza di un tossicodipendente in una famiglia già duramente provata, a mostrare un modo significativo di capirsi per restare insieme: Loris è consapevole della sua condizione, ma anche di essere comunque un grande pilota, e di poter essere d’aiuto alla sorella giovane e inesperta in un mondo complesso e competitivo come quello delle gare automobilistiche. Si stabilisce così un precario equilibrio fra i tre, considerando anche il piccolo Nico, che cominciano timidamente ad aiutarsi a vicenda e a scoprire (o riscoprire) tra le tante difficoltà, un affetto fraterno finora sconosciuto.

Una bella prova della giovane Matilda De Angelis nel ruolo di Giulia, che forse avrebbe meritato anche più spazio nella sua tormentata vicenda di pilota in carriera, mamma facente funzione di un fratellino piccolo e al tempo stesso adolescente con i desideri e le aspettative di una ragazza della sua età. Mentre decisamente significativo è il ritorno di Stefano Accorsi in un ruolo che lo valorizza appieno, nei panni di Loris, sempre in bilico tra l’assunzione delle responsabilità di unico adulto (molto riuscito il rapporto tra lui e il serioso fratellino, che Loris ribattezza Allegria), i cedimenti al vizio e i goffi ma sinceri tentativi per cercare di riconquistarsi l’autorità di fratello maggiore (con il classico “fai come ti dico di fare ma non come faccio io”). Un faticoso (ma fruttuoso) ricominciare ogni giorno, per imparare insieme a essere una famiglia.

 

Beppe Musicco