Valerian e la città dei mille pianeti

Valerian e la città dei mille pianeti

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La base spaziale Alpha nei secoli è cresciuta al punto da ospitare razze provenienti dagli angoli più remoti dell’universo. Ma nel cuore di essa sembra celarsi una minaccia che la può distruggere.

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Forti del fatto che il fumetto degli anni 60 da cui il film è tratto è stato fonte di ispirazione anche per George Lucas quando ha ideato Star Wars, e fan di tale fumetto fin da piccolo, Luc Besson ha messo in piedi la produzione più costosa nella storia del cinema transalpino (circa 190 milioni di dollari), unico tra i produttori e gli autori francesi a essere così internazionale da poter mettere in piedi una tale operazione. Il regista di Léon, che già nel 1997 con Il quinto elemento aveva dimostrato di saper maneggiare con grande perizia la materia fantascientifica, ha dichiarato di essersi deciso a lanciarsi in questa megaproduzione a cui teneva da anni (e che temeva) solo dopo aver visto Avatar al cinema e aver realizzato il livello raggiunto dagli effetti digitali.

Valerian e Laureline sono due agenti del governo di Alpha, incaricati di stroncare ogni pericolo per quella che era una semplice base orbitante terrestre e che è diventata l’esempio gigantesco di convivenza tra migliaia di esseri differenti tra di loro (e davvero è molto efficace il racconto visivo iniziale di come sia accaduto tutto questo). Ma quando vengono incaricati di svolgere una missione alquanto strana e rischiosa, capiscono che su Alpha c’è molto di più di quello che loro stessi pensavano.

Cercare di descrivere la quantità di scenari, costumi, di ambientazioni del film è impresa impossibile, vista anche la durata della storia e i tanti personaggi che l’affollano (e che già si prevede troveranno spazio nei prossimi sequel). Come molti hanno osservato però, tanta pretesa estetica rende alquanto freddo lo sviluppo della vicenda e dei protagonisti che sembrano troppo giovani (nonostante l’età del 31enne Dane DeHaan, e anche il suo talento di attore spesso protagonista di piccoli film indipendenti) per essere credibili eroi maturi; e mancano anche di quell’innocenza e di quel desiderio di avventura che caratterizzava invece i giovani personaggi dei fumetti. Così resta difficile affezionarsi a Valerian e Laureline più che ai panorami meravigliosi nei quali si muovono a suon di raggi laser e prodezze aeree varie. Non per niente una delle cose più apprezzate del film è l’esibizione di Rihanna come “pole dancer” (che ricorda molto il video di Umbrella): una brava artista che in fondo canta e balla perché ne è capace, non solo perché gli effetti digitali la aiutano a cambiare aspetto come ad Arturo Brachetti (uno che gli effetti speciali se li fa da sé). Forse l’unica è lasciarsi trasportare dal film senza farsi troppe domande, gustandosi i panorami marini di un pianeta dalla perenne estate tropicale, i cui abitanti vivono beatamente (almeno finché i soliti litigiosi terrestri non riescono a rovinare tutto).

Beppe Musicco

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