Universitari – Molto più che amici

Universitari – Molto più che amici

- in ARCHIVIO, FILM
5774
Commenti disabilitati su Universitari – Molto più che amici

Un gruppo di studenti universitari vive in una villa alle porte di Roma condividendo amore, amicizia, desideri e paure…

Download PDF

La vita di tre studenti universitari fuori sede viene sconvolta quando la padrona della villa dove alloggiano alle porte di Roma decide di affittare alcune stanze a tre ragazze. Il trio di amici, un aspirante regista della scuola di cinematografia, un fuori corso in medicina aspirante comico e uno studente iraniano, sono inizialmente infastiditi dall’idea di dover cambiare i loro ritmi e abitudini, e l’arrivo del genti sesso dà origine a stucchevoli siparietti stereotipati: i maschi sono incivili e disordinati, le femmine portano ordine e creatività nella casa e la convivenza trascorre mandando in scena le dinamiche patetiche tipiche dei sentimenti di attrazione e repulsione. Con l’approfondirsi della loro conoscenza e l’emergere delle caratteristiche di ognuno si origineranno prima contrasti, poi una crescente amicizia e la condivisione dei problemi e desideri di ognuno. Federico Moccia, che ha alle spalle una carriera da scrittore di successo grazie ai suoi romanzi per teen-ager poi trasposti sul grande schermo, in parte da lui stesso, prova ad alzare il tiro rivolgendosi questa volta a un pubblico più adulto firmando un’imbarazzante commedia che mescola ogni più bieco cliché sul mondo giovanile/universitario. Il risultato non è mai neanche minimamente credibile (gli studenti sembrano dei quarantenni e vivono in una mega villa, segno del fatto che Moccia non ha mai messo piede in un appartamento di universitari; la vita accademica, in compenso, rimane completamente ai margini della storia), i personaggi completamente superficiali sono zavorrati da una recitazione da soap opera che ricorda la peggior fiction italiana, le vicende non strappano mai un sorriso e sono un deja-vù continuo, mentre si sfiora il grottesco quando si cerca di alzare il tiro affacciandosi all’analisi delle dinamiche esistenziali. Quando nel finale il protagonista dice agli altri: “Ma non finisce qua, diamoci appuntamento tra dieci anni” la frase suona come una tetra minaccia all’idea che questo abominio cinematografico possa avere un seguito.,Pietro Sincich,

About the author