Un tirchio quasi perfetto

Un tirchio quasi perfetto

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Un tirchio quasi perfetto Dany Boon Noémie Schmidt foto dal film 1_mid

Un insegnante di violino conduce una vita basata tutta sulla sua tirchieria, ma l’arrivo di due donne nella sua vita lo costringeranno a bruschi cambiamenti

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François Gautier insegna violino al conservatorio e vive solo. Economicamente indipendente, potrebbe avere una vita normale e togliersi delle soddisfazioni, se non fosse che tutta la sua vita è dominata dalla sua smisurata tirchieria: non accende le luci, ha un unico vestito, è in perenne arretrato sulle spese condominiali, mangia cibi scartati perché scaduti. Il suo unico confidente (amici non ne ha, ovviamente), è l’impiegato della sua banca che sa tutto di lui e del suo conto, e che cerca invano di renderlo più umano. La scoperta di avere una figlia ormai ventenne e il corteggiamento di una collega (amante di costosi ristoranti di pesce) lo costringono a una serie di bugie ed equilibrismi che rendono ancora più ridicola la sua situazione, ma che lo costringeranno, suo malgrado, a rivedere le sue priorità.

Dopo il successo in patria e all’estero di Giù al Nord, Dany Boon ha continuato nella sua opera di rappresentazione di personaggi che sembrano usciti dalla commedia dell’arte, come l’ipocondriaco di Supercondriaco o il Gautier di questo film. Incentrato totalmente sulla sua figura e la sua vis comica, Un tirchio quasi perfetto è un film che fa sorridere in più momenti (gli stratagemmi per non partecipare alla colletta per il regalo a un collega che si pensiona, la riunione di condominio, e così via), ma che risulta prevedibile anche per chi non ha mai visto “L’avaro” di Molière. Le smorfie e le sofferenze di Gautier di fronte all’idea di dover aprire il portafoglio, i suoi sogni a occhi aperti, le donne che si auto convincono che che la sua parsimonia abbia fini nobili, non riescono a rendere le situazioni irresistibili (forse per la mancanza di un partner “forte”) come in Giù al Nord, che in Italia ha dato la stura a una serie di imitazioni. Resta comunque la bravura di Dany Boon, capace di adattarsi con pochi tocchi a personaggi sempre differenti, e che si è creato una non indifferente fetta di pubblico fedele.

Beppe Musicco

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