Un nemico che ti vuole bene

Un nemico che ti vuole bene

- in AL CINEMA, FILM, MEDIOCRE
1021
Commenti disabilitati su Un nemico che ti vuole bene

Un professore di astronomia salva la vita a un giovane ferito da un colpo di pistola: un killer professionista, che in cambio gli propone di eliminare un suo nemico

Download PDF

Enzo Stefanelli, professore universitario di astronomia, si divide tra la casa in città – dove viva con moglie e figli – e un casolare in campagna dove si rilassa facendo lo scultore amatoriale. Una notte, mentre guida per strade isolate sotto una pioggia battente, evita per miracolo una persona che si avventura nella boscaglia. Il giovane Salvatore, ferito da un colpo d’arma da fuoco, rischia di morire, ma non vuole essere portato in ospedale. Anzi, minaccia di uccidere il professore se non gli toglierà lui stesso la pallottola, come chirurgo improvvisato. Poi però, per sdebitarsi, gli propone con sempre maggior insistenza un favore non richiesto: eliminare dalla sua vita un nemico. Ma Enzo,  non ne vuole sapere, e oltre tutto nemici non ne ha. Circondato da affetti più o meno presenti (la moglie e i due figli sempre indaffarati, l’anziana madre un po’ svanita, il fratello sacerdote che ogni tanto torna dal Brasile), è perfino amico dell’ex marito della moglie. Quanto al lavoro, con il preside di facoltà e un ambizioso collega non va d’accordissimo, ma addirittura definirli nemici? Il killer però lo pressa, affabile e minaccioso, entra nella sua famiglia seducendo la figlia e ammaliando tutti quelli cui si avvicina. Cosa vuole veramente? E poi, a pensarci bene, davvero Enzo non ha nemici?
Presentato in anteprima al Festival di Locarno, Un nemico che ti vuole bene deriva da un’idea del grande regista polacco Krysztof Zanussi, che l’ha condivisa con il regista svizzero (italianizzato) Denis Rabaglia qui al suo terzo film. Inizia come un noir, cui daremmo fiducia con curiosità se non fosse per il tono altalenante di Diego Abatantuono, che a ogni battuta che dovrebbe suscitare tensione regala almeno una sfumatura (e spesso più) di comicità, rischiando di compromettere più di una scena. Pochi registi, ormai in anni lontani, hanno saputo tenere a freno l’attore che si sente un commediante di razza (e lo, è anche se da tanti anni si accontenta e non cerca copioni con qualche ambizione: le commedie non sono tutte uguali…). Ma inizialmente, appunto, siamo tentati di “vedere il gioco”. Anche se ci sembrano mal disegnati i vari personaggi attorno ai due protagonisti (la moglie, il suo ex, i figli immaturi, i baroni universitari), figurine sbiadite o troppo sopra le righe (in particolare la ragazza stonatissima che vuole cantare e che cade tra le braccia del killer), mal servite da dialoghi e scene poco curate.
Il problema è che, dopo una premessa comunque interessante, con il passare dei minuti non regge l’ossessione del killer di sdebitarsi. Di più l’accumulo di svolte, deviazioni (la storia con la figlia, bah…), colpi di scena che sembrano più bislacchi che sorprendenti, rovina quella che sembrava un buono spunto di partenza. Rimane il coraggio di averci provato, perché di film di genere se ne fanno pochi (ma, ahimè, anche pochi si fanno apprezzare) e perché la commistione thriller/commedia poteva essere originale. E rimane qualche singolo momento, dovuto comunque alla classe di Abatantuono, pure con il freno a mano tirato (mentre il giovane Antonio Folletto, visto di recente anche in Capri-Revolution di Mario Martone, non sembra un killer credibile; tanto meno nell’evoluzione finale). E a qualche guizzo di Sandra Milo, che già in A casa tutti bene di Gabriele Muccino aveva convinto in pieno. A ciò si aggiunge il cameo di Paolo Ruffini, incredibilmente più convincente lui come sacerdote che altri personaggi di questa storia…
Ma un film che si basa su una storia già al limite del credibile, deve spingere sul pedale del surreale o del grottesco; oppure andare a fondo – pur in chiave paradossale – sul piano del dilemma etico-morale, ovvero se è lecito desiderare (e magari chiedere) di liberarsi di un nemico. Invece, Un nemico che ti vuole bene rimane incerto, a metà tra due strade. Accontentandosi di tentare di strappare qualche risata e di creare qualche bella atmosfera noir – che però non regge i troppi colpi di scena buttati a caso – in cui calare una storia che non sembra c’entrare molto con gli sfondi (tanto meno quello del mondo scientifico-accademico, davvero descritto malissimo) in cui è collocata. Non aiuta la consueta distonia delle cadenze: siamo in Puglia, ma pochi personaggi, ogni tanto, tradiscono la simpatica cadenza regionale… Ma quello che davvero lascia a bocca a aperta è l’epilogo svizzero (per via della coproduzione, si immagina) dove si chiudono a rotta di collo e nel modo peggiore tutte le strade rimaste aperte fino a quel momento.

Antonio Autieri