Un matrimonio da favola

Un matrimonio da favola

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Il più imbranato degli ex compagni di scuola sposa la figlia di un banchiere svizzero e invita i vecchi amici al matrimonio.

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Ormai definitivamente passati i tempi dei cinepanettoni con Boldi e De Sica, i fratelli Vanzina (qui con Carlo regista ed Enrico alla sceneggiatura) scelgono una commedia che non è certo una novità riguardo alla trama o ai temi (gli amici che si ritrovano, il matrimonio, le corna assortite, l’omosessuale che non si decide a fare coming out), per quanto abbastanza curata e con uno svolgimento che per lo meno evita la scorciatoia delle scene di nudo o dei riferimenti scatologici. Daniele (Memphis, interprete sempre più raffinato: rende credibili anche passaggi “seri” in un contesto che serio non è), che ai tempi della scuola superiore era il meno brillante di tutta la compagnia, ora lavora in banca a Zurigo; è solo un impiegato, ma alla vigilia del colpo grosso: si appresta infatti a impalmare la figlia del proprietario della banca (Andrea Osvart). Per dimostrare ai vecchi amici che non è più l’imbranato che conoscevano, li invita tutti a sue spese alla cerimonia. Però ognuno si porta dietro i suoi problemi: chi l’amante, chi un marito che non sopporta, chi deve fingere di essere eterosessuale. Personaggi abbastanza da cliché, per quanto ben interpretati e che rendono bene nel ritmo e nelle battute, anche se forse i più riusciti sono i meno noti Riccardo Rossi (il marito pedante), Roberta Fiorentini (la madre dello sposo) e Max Tortora (lo zio ladro), che ci riportano ai personaggi sfrontati delle commedie di Sordi o Fabrizi. Dove si andrà a parare lo si capisce abbastanza velocemente, e ognuno arriverà alla fine del film avendo imparato qualche cosa (ma non aspettatevi il romanzo di formazione). Attori capaci e ben affiatati, dialoghi divertenti anche se non eccelsi sono la prova che i Vanzina, anche solo con Un matrimonio da favola, conoscono bene il loro mestiere.,Beppe Musicco

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