Come un gatto in tangenziale

Come un gatto in tangenziale

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Un intellettuale benestante che predica l’inclusione sociale va nel panico quando scopre che la figlia tredicenne frequenta un ragazzo della periferia più degradata di Roma.

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Una giovane della “Roma bene”, che fa equitazione e parla francese, e un ragazzetto di borgata con l’aria da delinquente in erba. Quanto potrà mai durare la storia tra di loro? “Come un gatto in tangenziale”, si ripetono preoccupati il padre di lui e la madre di lei. Dal canto suo Giovanni (Antonio Albanese), che fa parte di un think tank per la riqualificazione dei quartieri popolari, è sempre stato a favore della contaminazione di culture e classi sociali… ma una figlia che frequenta un ragazzo di Bastogi no, questo è davvero inaccettabile. Non conosce mezze misure invece la mamma di lui, la sanguigna Monica (Paola Cortellesi): per lei l’integrazione non esiste, basta vedere la realtà del suo quartiere e quello di Giovanni per capire che tra le diverse culture c’è una distanza incolmabile. Insomma, su una cosa entrambi i genitori sono d’accordo: questa bizzarra unione non può funzionare. Non volendo ostacolare esplicitamente la frequentazione, Giovanni e Monica si vedono costretti a unire le forze per il controllo “a distanza” dei fidanzatini. È tra loro che avviene il vero incontro-scontro al centro della storia.

La bravura della coppia Albanese/Cortellesi è l’arma vincente di un film che nel complesso si muove nel territorio dei luoghi comuni. Il regista Riccardo Milani tratta infatti un tema trito e ritrito (l’incomunicabilità tra ceti sociali in Italia) con uno sguardo spesso politicamente corretto e ricorrendo a stereotipi che non permettono un vero approfondimento del discorso, nemmeno nel finale. In compenso, i due attori protagonisti – già in coppia nel ben più brutto Mamma o papà, sempre per la regia di Milani – regalano momenti di sincero divertimento, valorizzando situazioni comiche che, per quanto apprezzabili perché prive di eccessi o volgarità, di per sé non sarebbero particolarmente originali (a esclusione forse di un piacevole cameo di Franca Leosini, iconica conduttrice di Storie Maledette). Esilarante anche Sonia Bergamasco nella parte di Luce, ex moglie di Giovanni che coltiva lavanda in Provenza per la creazione di fragranze.

Maria Triberti

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