Un disastro di ragazza

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Amy, cresciuta nella convinzione che la monogamia sia irrealistica, vede scosse le sue certezze di single disinibita quando incontra Aaron, medico sportivo che con lei vorrebbe costruire qualcosa…

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Un disastro di ragazza (Trainwreck)
Usa 2015 – 125’
Genere: Commedia
Regia di: Judd Apatow
Cast principale: Amy Schumer, Bill Hader, Brie Larson, Tilda Swinton, Ezra Miller
Tematiche: amore, sesso, matrimonio, monogamia, sport
Target: da 16 anni

Amy, cresciuta nella convinzione che la monogamia sia irrealistica, vede scosse le sue certezze di single disinibita quando incontra Aaron, medico sportivo che con lei vorrebbe costruire qualcosa…

Recensione

Mettete insieme il regista campione della commedia scorretta (ma spesso, sotto sotto pro family) e un’attrice/autrice diventata famosa su Comedy Central con una sketch comedy molto scorretta da lei scritta e interpretata. Ed ecco un film che, partendo da uno spunto in fondo non poi così nuovo (la sfiducia nell’amore messa alla prova da un incontro “fatale”) e con uno svolgimento tutto sommato prevedibile, riesce però a costruire personaggi credibili, facendo ridere ed emozionare, e strappando in alcuni punti anche qualche lacrima.
Amy, disinibita, incline a uno smodato consumo di alcool (e occasionalmente erba…) nonché di anonimi partner sessuali, è davvero soddisfatta della sua vita: ha un lavoro che le dà soddisfazione e una promozione in arrivo, una sorella a cui è affezionata ma di cui non condivide alcuna scelta (il matrimonio e i figli in primis…) e un padre ingombrante a cui però vuole molto bene (nonostante sia stato lui a instillarle la convinzione che la monogamia è innaturale e la vita va vissuta “pericolosamente”). Come spesso (o forse sempre) accade a incrinare le sue certezze non sono dei ragionamenti ma un incontro, quello con il dottor Aaron Conners, imbranato ma geniale chirurgo che ha per pazienti le stelle dello sport (James Le Bron recita se stesso e fa il miglior amico di Aaron e non è affatto un cattivo attore). È lui che viene travolto da Amy, ma che poi ha anche la capacità di “braccarla” costringendola a proseguire un rapporto con lui quando la storia e l’istinto di lei direbbero di fuggire a gambe levate…
Il racconto delle imprese di Amy pre-Aaron, così come poi quello della storia che nonostante tutto nasce tra i due, è piena degli eccessi visivi e verbali a cui ci ha abituato Apatow. Ma senza nulla voler togliere al genio della commedia americana, si sente la mano dell’autrice nel modo in cui viene seguito, per piccoli passi e non senza molte marce indietro, il percorso di Amy. La Schumer è totalmente sincera nel raccontare le fragilità della sua protagonista (anche quando si trasformano in aggressività), ma sa anche creare veri e propri intermezzi comici usando i camei di personaggi dello sport (ma non solo) e spargendo citazioni televisive e cinematografiche, tenendo viva l’attenzione dello spettatore per le oltre due ore del film, una lunghezza critica per molte pellicole di questo genere. Apatow e la Schumer prendono di mira indistintamente il conservatorismo becero (rappresentato dalle amiche della sorella di Amy, per le quali una donna senza figli di fatto non ha ancora cominciato a vivere) quanto gli eccessi di un certo mondo radical chic (la redazione della rivista dove lavora la protagonista) che Amy dovrà lasciarsi alle spalle per iniziare una nuova vita.
Interessante e vero anche il racconto del rapporto con il padre, che è un passaggio decisivo (e non immediato) nell’educazione sentimentale di Amy. Come sempre Apatow nasconde molta profondità sotto la patina di una commedia a tratti demenziale, che però qui a un certo punto, e senza perdere grinta, vira più decisamente sull’approfondimento dei personaggi, regalando un film decisamente riuscito.

Luisa Cotta Ramosino