Un castello in Italia

Un castello in Italia

- in ARCHIVIO, CONSIGLIATO, FILM
4611
0

Le vicende di una famiglia italofrancese, tra amori, malattie e decadenza economica

Download PDF

Nella famiglia, e nella vita, di Louise Rossi Levi accade tutto, tutto insieme. Il fratello Ludovico, malato di Aids in fase terminale, soffre con eleganza e vorrebbe sposarsi con la fidanzata; la madre, angosciata, deve anche far fronte insieme ai figli alla difficile gestione del patrimonio familiare e in particolare di un castello in Italia troppo costoso, ma di cui non vorrebbe privarsi per le memorie di famiglia (in particolare per il marito defunto); un ragazzo molto più giovane di lei inizia a farle la corte, facendole incrinare la sua decisione di non aver più nulla a che fare con gli uomini, ma la farà soffrire.

Da queste poche righe Un castello in Italia sembrerebbe un drammone di quelli di una volta. Invece, giunta al suo terzo film dietro alla macchina da presa, l’attrice-regista Valeria Bruni Tedeschi ha ormai consolidato il suo stile tragicomico, che sa miscelare drammi e sorrisi della vita in chiave ora tenera, ora malinconica, ora surreale. Come nei precedenti È più facile che un cammello… e Attrici ci sono veri volti di famiglia a cominciare dalla madre Marisa Borini e, qui, l’ex fidanzato Louis Garrel con cui sembra ripercorrere la loro storia. In un’atmosfera d’altri tempi che è facile definire da Nouvelle Vague (e Valeria Bruni Tedeschi è davvero la più francese delle nostre attrici – ed è completamente francese anche questo film, pur parlato anche in italiano – non solo per consuetudine di vita ma per affinità personale). Del film rimane impresso l’affetto tra Louise e il fratello, interpretato da uno straordinario Filippo Timi, e il clima di una famiglia aristocraticamente originale; il desiderio di lei di avere figli e l’immaturità del giovane fidanzato che vive con superficialità questo desiderio; la dignità e la classe della madre, che pure sbaglia spesso, per asprezze di carattere (certe battute caustiche alla figlia, ex attrice) o a volte per troppo amore; la capacità di restituire la vita o frammenti di essa attraverso dialoghi e gesti senza indulgere a un realismo asfittico ma con la libertà dell’artista che rielabora.

Alcuni momenti sono decisamente sopra le righe, anche se comici, come la visita nella chiesa napoletana dove Louise tenta, non credendoci, di avere il miracolo della fertilità (esiste davvero quella sedia dove vorrebbe sedersi, nella Chiesa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe), con la suora ridotta a macchietta; o come il personaggio di Serge (è Xavier Beauvois, il regista di Uomini di Dio), sempre ubriaco e perennemente alla ricerca di soldi dagli ex amici ricchi, sgradevole come lo è chi ti butta in faccia qualche verità. E intenerisce la sofferenza di fronte al dolore, della sorella e della madre (che se la prende con la Madonna, dicendole “non ti pregherò più” per il dolore che la sta straziando, ma in fondo riaffermando una familiarità). Si respira la vita ma anche la morte, la dolcezza ma anche la tristezza, l’allegria e la malinconia in questo film magari non perfetto ma a tratti buffo e divertente e a tratti toccante: e comunque sincero e meritevole di attenzione.

Antonio Autieri

About the author

Scrivo di cinema dal 1992. E dal 1994 dirigo giornali, giornalini, ora testate on line...