Un anno da leoni

Un anno da leoni

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Tre appassionati di birdwatching si ritrovano a gareggiare per il 'Big Year', la competizione più importante dell'anno.,

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Commedia discreta, senza grandi scossoni diretta dal David Frankel de Il diavolo veste Prada che è lontanissimo da Un anno da leoni per verve, carisma attoriale, ritmo e svolte ma ha in comune lo stesso tema che evidentemente sta a cuore al regista di Io e Marley: ripartire insieme, perché il vero successo forse non è la vittoria sull'altro ma un'amicizia vera. Stu (Steve Martin) e Brad (Jack Black) sono all'opposto per età, sensibilità, posizione economica e speranze per il futuro. Stu ha alle spalle un passato di grande capitano d'azienda e un futuro ricco ma anche ignoto: la pensione, per quanto aurea possa essere è sempre un salto nel buio. Brad, invece, è un impiegato con pochissime prospettive: vive ancora coi genitori nonostante viaggi verso la quarantina, non è fisicamente filiforme e ha una passione alquanto bizzarra, il birdwatching per la quale è pronto a sacrificare tutto dalla comprensione della famiglia, alla ricerca degli affetti, fino alla ricerca di un lavoro più stimolante. Si ritroveranno, dopo le prime incertezze, a gareggiare per la maggior competizione nazionale di birdwatching, il Big Year (da qui il titolo originale: Un anno da leoni è fuorviante). Una competizione in cui, a fronte di tanti che sgomitano per essere i primi, impareranno a farsi compagnia, a darsi una mano, anzi un occhio per vedere insieme più uccelli, in poche parole, diventeranno amici. Favola semplice e delicata, ha molti aspetti interessanti: l'interpretazione sotto le righe del terzetto protagonista, il tentativo del regista Frankel e dello sceneggiatore Howard Franklin di scavare nella personalità dei tre protagonisti e di dar voce ai loro drammi, la sensibilità del regista nel tenersi in equilibrio tra i vari registri drammatico e più leggero oltre a un finale semplice e positivo. Rispetto però allo scoppiettante Il diavolo veste Prada o a Io e Marley, il film è meno compatto, ha troppi personaggi abbozzati (dalla comparsata di Anjelica Huston al personaggio troppo sacrificato di Rashida Jones). La narrazione inoltre, complice forse il troppo elitario e un filo monotono birdwatching, arranca specie nella prima parte e i momenti divertenti si contano sulla punta delle dita. Pecche di un film lineare, forse troppo, privo di antagonisti forti: certo il personaggio di Owen Wilson che, per amore di una passione divenuta mania come il birdwatching rischia di perdere l'amore della bellissima Rosamund Pike, è significativo ed è il contraltare perfetto alla storia di Stu e Brad che imparano che guardare volatili insieme è più bello, ma il Kenny Bostick di Wilson è poco cattivo e troppo simpatico per creare davvero una gara con gli altri due concorrenti. Meno emozionante e brioso di quanto ci si aspetterebbe, Un anno da leoni dice con una certa profondità e una tecnica cinematografica un po' banale una cosa proprio bella e proprio vera: che il confine sottile tra la mania che abbrutisce e aliena e la passione che contagia tutto e tutti è una condivisione vera in cui l'hobby non è tanto materia di contendere, ma uno spunto, un piccolo pertugio per conoscere l'altro. E magari diventarne amico, per scoprire insieme che è il mondo è più grande di una riserva di uccelli.,Simone Fortunato,

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