Tutto tutto, niente niente

Tutto tutto, niente niente

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Gli inquietanti Cetto La Qualunque, Rodolfo Favaretto e Frengo Stoppato vengono tirati fuori dal carcere e spediti in Parlamento, per sostenere un governo traballante…

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Se in Qualunquemente, nel 2010, Antonio Albanese riproponeva la maschera televisiva di Cetto La Qualunque, stavolta ripesca anche il mitico Frengo e Stop di Mai dire Gol, rinominato Frengo Stoppato (ma con caratteristiche più alterate, di tossico incallito) e propone il nuovo Rodolfo Favaretto, veneto secessionista. Mentre ovviamente Cetto è ancora il politico calabrese mezzo criminale, corrotto e corruttore. La diversità dei personaggi, degli accenti e delle situazioni rende un po’ variegato il panorama di un film davvero modesto, ma quanto meno non noioso come il precedente Qualunquemente: pur di grande successo, forse perché uscito in pieno scandalo per festini a luci rosse di un noto ex presidente del Consiglio (cui il film, involontariamente perché pensato molto tempo prima ma con malizia nel lancio, faceva pensare). ,Gli spunti della trama sono risibili: Cetto finisce in carcere con mezzo consiglio comunale per corruzione, e da lì continua loschi traffici che spesso hanno i consueti sfondi sessuali (a base di escort generosamente concesse da personaggi che gli devono favori, ma lui le chiama in modo ben più colorito…); Favaretto studia la secessione del Veneto, o di parte di esso, con personaggi improbabili ma finisce in gattabuia per aver buttato a mare un extracomunitario (ovviamente non in regola) che credeva morto mentre lavorava nella sua impresa edile; Frengo viene denunciato dalla mamma ultra bigotta che così lo può vedere spesso e lo toglie dai suoi ritiri esotici tra “fattoni”… Ma non rimangono molto in prigione: un sottosegretario inquietante (Fabrizio Bentivoglio sempre bravo, ma sprecato a recitare una sceneggiatura così esile) che sembra Karl Lagerfeld, ha bisogno dei tre primi dei non eletti per sostituire tre parlamentari di area governativa uccisi in un regolamento di conti mafioso… In cambio di prebende e vitalizi, devono solo votare sempre a favore di un governo di corrotti presieduto da un tizio che mangia e tace… (Paolo Villaggio, al suo ritorno al cinema dopo tempo immemore). Una cosa semplice: per i tre figuri – tra crisi sessuali e di identità di Cetto, tentativi di beatificazioni in vita e cambiamenti della Chiesa per Frengo e annunci secessionisti per Favaretto – anche solo andare a votare al “Palazzo della Politica”, dove chi ci va sembra comunque un perdigiorno, è un’impresa che fa andare il piano a rotoli…,Spira un’aria da antipolitica rozza e banale: se si voleva fare una satira dei guasti della “casta”, si potevano trovare toni e spunti più convincenti di storielle grotteste e sciatte. Albanese è sempre bravo, le sue maschere convincono anche, ma quando si recita il nulla è difficile risultare convincenti. Ce la si prende, in maniera goffa, anche contro la Chiesa: Frengo – per il quale una madre assurda vorrebbe ottenere lo status di beato da vivo – propone in cambio della “promozione” un “otto per cento” invece dell’otto per mille e un papa con accento tedesco lo fa passare subito in udienza… E l’improbabile teologo che dovrebbe convincerlo a desistere dai suoi comportamenti, in pochi minuti si fa trascinare nei fumi d’erba…,Il vero problema, per un film comico, è che non si ride mai (sempre che si voglia tenere vigili le funzioni cerebrali): così un comico di grandissima capacità espressiva (in particolare il veneto secessionista è ben rappresentato, ma anche Cetto, mentre Frengo è un po’ debole) si butta via in una farsa di scarso mordente e di nullo divertimento (anzi, piuttosto deprimente). E certe soluzioni (l’incubo “omosessuale” di Cetto) sembrano barzellette già sentite… Le poche battute decenti (la secessione morbida: lo Stivale diventa mocassino…) sono buttate lì a sketch, slegate dalle storie(lle). Mentre l’epilogo parlamentare è davvero modestissimo…,Quanto alla volgarità, dopo decenni a insultare – da parte di produttori e artisti impegnati – i cinepanettoni si è trovata l’alternativa “progressista”. Speriamo che, al contrario del precedente film (visto con i nostri occhi), a nessuno venga in mente di portare i bambini a vedere un film che propone un ricco campionario di donne svestite, personaggi strafatti e scurrilità verbali. E ironie fuori luogo sulla Sacra Famiglia.,Antonio Autieri

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