Tutto può cambiare

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Greta e Dan sono entrambi soli a New York, e con la stessa, grande, passione per la musica.

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Con Once lo sceneggiatore e regista John Carney aveva dimostrato una particolare sensibilità nel mescolare il racconto della vita – con le sue difficoltà, le contraddizioni e i non pochi imprevisti – e la musica: la storia del chitarrista di strada e della giovane pianista immigrata aveva colpito e commosso, anche per l’asciutta bellezza delle canzoni interpretate dai protagonisti (chi non è rimasto a bocca aperta sentendo per la prima volta “Falling Slowly”?). Carney non sembra aver perso l’ispirazione e in Tutto può cambiare dimostra che il fascino (ma anche il potere curativo) della musica può ancora essere il motore che spinge la gente verso strade e luoghi del tutto imprevisti. ,Greta (Keira Knightley) è arrivata a New York col fidanzato Dave (Adam Levine, nella vita frontman della band Maroon 5). Insieme hanno composto canzoni che lui canta con crescente successo, ma ben presto si ritrova sola. Dan (Ruffalo) è un talent scout musicale che ha avuto momenti di grande fama: ha scoperto nuovi musicisti e dal nulla ha creato personaggi del mondo hip hop, ma da qualche anno tutto gli va storto, al punto di essere licenziato dalla casa discografica che lui stesso aveva fondato. Il loro incontro casuale in un piccolo club dove Greta canta una canzone, spinge Dan a proporle di incidere un demo, per avere una chance con le case discografiche. ,È difficile non paragonare Tutto può cambiare con Once, un film che già dal titolo, tanto conciso quanto illuminante, dava spazio a una storia semplice e rischiarata da momenti di perfetta poesia. Al posto di due sconosciuti come Glen Hansard e Marketa Irglovà ci sono però questa volta due attori molto noti come Mark Ruffalo e Keira Knightley, attorniati da presenze discrete ma determinanti come quella di Catherine Keener (un’attrice capace di aggiungere un “quid” a qualsiasi pellicola). Il minimalismo del precedente film lascia spazio a soluzioni più rifinite, ma non per questo meno spontanee, che non perdono verve e verosimiglianza, portando lo spettatore a sperimentare gli stessi percorsi accidentati di chi non ha più niente da perdere, ma ha ancora qualcosa da dire, e una musica per farsi sentire (composta in gran parte da Gregg Alexander dei New Radicals). Non da ultimo, la cura e il realismo nel trattare argomenti come la paternità e il rapporto con figli adolescenti, dimostrano che Tutto può cambiare non ha paura di affrontare temi veri e importanti. E non perdetevi il finale, allegro e malinconico al tempo stesso, che si protrae fino ai titoli di coda, e che vi farà uscire fischiettando, probabilmente con la voglia di risentire subito tutte le canzoni del film., ,Beppe Musicco,

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