Francesco è uno psicanalista romano, seguace ovviamente del dottor Freud del titolo, che ha tirato su da solo tre figlie dopo l’abbandono da parte della moglie. Ora sono grandi, dalla 18enne Emma (per lui comunque ancora una bambina) alla matura ma sognatrice Marta, che gestisce una piccola libreria e si invaghisce di scrittori vanesi, alla trentenne Sara, lesbica, che vive a New York. Sara vorrebbe sposare la propria fidanzata, ma ancora una volta di fronte a una prospettiva seria viene lasciata; decide di tornare in Italia, e comunica al padre che vuole diventare eterosessuale. Con scorno del padre che ci ha messo vent’anni (ma a che età ha scoperto di esserlo, alle elementari?) ad accettare le sue tendenze sessuali e ora non vorrebbe ricominciare da capo. Non va meglio con le altre figlie: l’appena maggiorenne Emma ha una storia con un architetto cinquantaduenne, sposato, che dice di voler lasciare la moglie; Francesco lo prende come paziente, nella speranza di salvare il suo matrimonio e allontanarlo dalla figlia. Senza sapere che la moglie di lui è quella donna che incontra ogni mattina e di cui si è innamorato. Infine, Marta sembra la più saggia: ma come accettare che il suo nuovo innamorato sia un ladro (di libri) e oltre tutto sordomuto?,Come sempre, e come da abitudine della nuova commedia italiana, Paolo Genovese (Immaturi e il suo sequel, Una famiglia perfetta) mette insieme un cast corale e intreccia tante storie. Al centro il padre single interpretato con la consueta bravura da Marco Giallini, per la prima volta protagonista ma anche privato di quelle battute esplosive che ne esaltano i tempi comici; qui emerge il suo lato più malinconico e serio. Ed è una figura di padre affettuoso bella e a tratti convincente, ma sprecata in un film che per il resto fa acqua da tutte le parti. Lasciamo perdere le solite incongruenze linguistiche (il padre è romano, le figlie parlano con cadenze differenti…). I problemi sono più di sostanza: le storie d’amore delle figlie sono inconsistenti, l’unica che emerge alla distanza è quella tra Vittoria Puccini e il sordomuto Vinicio Marchioni (il più bravo, oltre a Giallini: ma è l’unico che non si scontra con dialoghi sorprendentemente deboli per uno sceneggiatore arguto come Genovese…), che pian piano prende coloriture surreali e poetiche, come le due dichiarazioni (con i gesti dei sordomuti da parte di lei, con un’aria d’opera in playback da parte di lui). Anna Foglietta è brava ma ha un personaggio macchiettistico e irritante, strumento di una riflessione banalissima sull’identità sessuale (cui fa da ulteriore sottolineatura il piccolo ruolo di Giulia Bevilacqua, che le ruba poi il fidanzato); la giovane Laura Adriani è acerba, Alessandro Gassman ha il ruolo mal scritto del solito marito fedifrago e pasticcione, Claudia Gerini se la cava con una certa eleganza ma ha un ruolo troppo compresso.,Soprattutto il film ha il consueto peccato di tante commedie nazionali, di scambiare la frenesia con il ritmo, sparando di continuo battute e gag, accumulando scene e situazioni (alcune davvero forzate, su tutti la Gerini che va a fare bungee jumping per riprendersi dallo choc del tradimento) senza dar tempo alla storia e ai personaggi di crescere. Con dialoghi o sentenze che non si vorrebbero sentire (''lo sapevate che la malattia più diffusa al mondo è l'amore?'') e l’insistita voce fuori campo multipla, delle varie sorelle, a spiegarci tutto o quasi, semmai non ci arrivassimo. O forse, è il sospetto, la storia è talmente esile che era impossibile che lo spessore di Francesco, delle sue figlie e C. potessero crescere. Oltre tutto con una lunghezza (ben due ore) che non è certo da commedia: ah, i bei tempi in cui questo genere si incardinava nella durata aurea dei 90, 100 minuti al massimo senza sgarrare mai… Peccato per Genovese, che alterna un film buono (Immaturi, soprattutto il sofisticato Una famiglia perfetta) e altri deludenti (Immaturi – Il viaggio e questo Tutta colpa di Freud), passando per l’intermedio La banda dei Babbi Natale. A quando una crescita definitiva?,Antonio Autieri