Troppa grazia

Troppa grazia

- in AL CINEMA, CONSIGLIATO, FILM
2163
Commenti disabilitati su Troppa grazia

Lucia, donna in difficoltà e non credente, di punto in bianco inizia a vedere la Madonna. Che le chiede un’impresa impossibile. Apparizione o allucinazione?

Download PDF

Da piccola, è vero, Lucia vide insieme alla madre un asteroide precipitare in terra; ma aveva sempre pensato di esserselo sognato. Ora, in crisi con gli affetti (lascia il fidanzato superficiale, fatica con la figlia adolescente avuta giovanissima da un altro), con il lavoro di geometra (è precaria, il sindaco suo amico – di una cittadina dell’Italia centrale afflitta dall’immobilismo – le affida un lavoro per rilevamenti catastali ma lei rischia grosso a denunciare le magagne scoperto nel grosso progetto comunale) e soprattutto con se stessa e il suo senso di inadeguatezza, inizia ad avere strane visioni: le appare, cioè, la Madonna. Credendo di avere un esaurimento o un inizio di follia, cerca di curarsi, va da uno psicologo, ne parla con il padre e con un’amica. Ma le apparizioni non diminuiscono, anzi. E Maria le chiede – insistendo parecchio e perfino con le maniere forti, ovvero alzando le mani… – una cosa impossibile: andare «a dire agli uomini» di far bloccare la grande opera architettonica che attira gli interessi di tutto il paese, per far costruire una Chiesa. Senza fermarsi nemmeno alle sue proteste: «Ma io non sono nemmeno credente…». Perché come si fa a credere, al giorno d’oggi, siamo seri…

Gianni Zanasi è regista tanti curioso quanto discontinuo, capace spesso di spunti brillanti e intriganti ma raramente capace di “tenerli” fino alla fine. Nella sua carriera, dopo il bell’esordio a metà anni 90 con Nella mischia (dove riprendeva le vite di alcuni adolescenti raccontati anni prima, bambini, in un suo corto), seguirono prove meno convincenti a parte Non pensarci (2007), il suo film più visto, storia di una famiglia disfunzionale con Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston. Ma anche lì, non tutto quadrava al meglio e c’era un che di esile, perfino in quello che quasi tutti considerano il suo lavoro migliore. Adesso, dopo una serie poco fortunata tratta da quel film e il passo falso di La felicità è un sistema complesso (2015), con Troppa graziapremiato alla Quinzaine a Cannes – torna in gran forma: anzi, nella sua stranezza e pur con un finale che non convince del tutto, il regista emiliano  riesce a mantenere in miracoloso equilibrio una storia che rischia di sprofondare nel ridicolo a ogni passo. Perché le visioni di Lucia sono credibili, tanto che dopo un po’ – come lei – dobbiamo arrenderci alla loro plausibilità; come farà l’ex fidanzato, che affettuosamente un po’ la sgrida e un po’ sospetta che Lucia stia perdendo la testa, ma che alla fine sembrerà prendere sul serio le indicazioni di Maria…

A rendere credibile tutto (o quasi) il racconto ci sono un gruppo di ottimi attori, messi in condizione di dare il meglio: in primo luogo Alba Rohrwacher, in una delle rare occasioni di mostrarsi divertente (e ne ha le capacità) e straordinaria nel rendere questa Lucia goffa e imbranata, confusa e decisissima, che fugge da quella stravagante presenza che la assilla, ma al tempo stesso ne è via via interrogata. Mentre Elio Germano è misurato nel farle da spalla nei panni dell’ex fidanzato scettico e un po’ cialtrone, e Giuseppe Battiston è semplicemente perfetto nel ruolo del sindaco elegantemente, quasi poeticamente maneggione: «Che c’è di male a cercare di essere più felici?» chiede a Lucia, cercando di convincerla a non svelare quello che ha scoperto… La Madonna è invece interpretata, con candore e forte presenza scenica, dall’attrice israeliana Hadas Yaron, che apprezzammo parecchio anni fa nel bel film La sposa promessa.

Troppa grazia semmai ha il difetto di mettere troppi temi sul tavolo, da quello religioso (anche se declinato in un modo che chiunque possa stare al gioco, come in fondo deve fare Lucia che non ci crede ma si adegua, in un film spiazzante e sanamente folle) a quello etico e del lavoro, sul dilemma se sia meglio chiudere un occhio come le viene chiesto – in una condizione di assoluta fragilità e precarietà – o fare sempre il proprio dovere com’è giusto. Ma Zanasi azzecca soprattutto il tono, da commedia leggera ma non vacua, con la giuste dose di stralunaggine ma anche di tenerezza (il duetto tra la figlia e il padre, l’ottimo Teco Celio). E soprattutto incuriosisce nel presentare una Madonna decisa (anche troppo) ma anche tratti portatrice di quella tenerezza di cui Lucia ha un disperato bisogno. Nostalgia di qualcosa che si è nascosto in una angolo dell’anima o semplice gioco? E se è evidente che lo spunto religioso sia giocato sul filo del paradosso, quel Mistero inespresso e inesprimibile mette a disagio e conquista allo stesso tempo. Perché fa pensare che Lucia, se non è pazza, forse ha le allucinazioni; ma è una situazione che procura come minimo un filo di invidia.

Antonio Autieri


Antonio Autieri