Treno di notte per Lisbona

Treno di notte per Lisbona

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Il professore svizzero Raimond Gregorius salva un’aspirante suicida e trova nel suo cappotto un libro che lo affascina e lo spinge a partire per Lisbona…

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Parte bene l’ultimo film di Bille August che è passato fuori concorso a Berlino 2013, con Jeremy Irons nei panni volutamente squallidi di un professore svizzero di latino e greco che gioca a scacchi con se stesso e si fa il the con le bustine usate, ma ha ancora abbastanza spirito e passione per mollare i compiti in classe sotto la pioggia e salvare un’aspirante suicida in cappotto rosso su un ponte di Berna.,La fanciulla scompare quasi subito, ma gli lascia in dote il suddetto cappotto e soprattutto un libretto portoghese che porta la firma di un misterioso Amadeu Prado, un testo che lo affascina con frasi di introspezione esistenziale e filosofica, su destino, morte, amore e brevità della vita. Frasi che allo spettatore più accorto sembrano non proprio originalissime, ma al professore scatenano un profondo bisogno di cambiamento. Così decide di usare il biglietto ferroviario per Lisbona trovato nel libro e si imbarca in un viaggio alla scoperta dell’autore, morto quarant’anni prima e coinvolto nella lotta di resistenza alla dittatura di Salazar. Attraverso le testimonianze della sorella, del vecchio sacerdote suo insegnante, degli antichi compagni e di un amico poi divenuto rivale, Raimond scopre così un uomo profondamente segnato dal destino (Amadeu, laureato in medicina, era cosciente di soffrire di aneurismi e proprio di quello sarebbe poi morto), dotato di una spiccata moralità laica, generoso e altruista nei confronti amici e nemici (salva la vita ad uno dei capi della polizia politica), coinvolto in un complicato triangolo con la bella Estefania e l’amico Georges…,A Lisbona tutti hanno voluto dimenticare il passato, ma il buon Raimond incappa per caso in una bella oculista che, oltre a corteggiarlo riparandogli gli occhiali, è pure la nipote di un caro amico di Amadeu e lo instrada nelle sue ricerche storiche… Le vicende del passato virano ben presto nel prevedibilissimo melodramma e il film accumula coincidenze su coincidenze (alla faccia delle meditazioni sul caso e gli attimi definitivi del medico-filosofo) insieme ai più vari cliché sulle lotte rivoluzionarie e sulle differenze tra la noiosa e piovosa Svizzera (in cui però non ci sono state né dittature né rivoluzioni) e la solare e romantica Lisbona sospesa tra doloroso passato e ipnotico presente.,Dopo una prima ora elegante se non proprio appassionante, il film si impantana tra riflessioni filosofiche invadenti, intrighi di passione che a volte sfiorano il ridicolo involontario (Georges che nel mezzo di un momento d’amore con la bella Estefania si blocca per chiederle se sta pensando all’amico) e ambientazione storica che si vorrebbe controversa (e che forse per il Portogallo ancora lo è) ma che sembra per il vero un po’ superata. Il mistero che Raimond indaga non implica segreti politici o urgenze storiche irrisolte, ma sembra soltanto fungere da detonatore per l’uscita dalla nebbia esistenziale del professore verso il sole della riva del Tago. Ad alcuni bastano i depliant delle agenzie, ad altri serve l’incoraggiamento di un filosofo prematuramente scomparso. Non aiuta il fatto che a dispetto dell’ambientazione portoghese (ma anche l’autore del libro è svizzero) il cast, sia quello del passato anni Settanta che quello del presente, sia quasi per la totalità proveniente da altri paesi europei. E se forse Martina Gedeck (apprezzata in Le vite degli altri) può passare per una piacente quarantenne mediterranea e Mélanie Laurent funziona sempre come rivoluzionaria passionale, né August Diehl (Georges da giovane) né il suo omologo Bruno Ganz (che tra l’altro gli assomiglia poco) c’entrano molto con la storia; per non parlare di Christopher Lee nei panni dell’anziano sacerdote non ostile al libero pensiero dell’antico alunno.,Laura Cotta Ramosino

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