Torna a casa, Jimi!

Torna a casa, Jimi!

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Un inconsapevole cane, superando un confine turbolento, mette in difficoltà il suo padrone. Che lo rivuole a ogni costo

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In procinto di lasciare Cipro per cambiare vita (e sfuggire ai debitori), il musicista fallito Yiannis vede il suo cane superare il confine che divide la zona greca della capitale Nicosia da quella turca, area cuscinetto dell’Onu compresa. E per legge nessun animale, pianta, cibo o altro può essere trasferito dal settore greco di Cipro a quello turco, e viceversa: pena l’accusa di contrabbando. Per riprendere il piccolo Jimi (Hendrix, ovvio), Yiannis dovrà fare di tutto, compreso chiedere aiuto a un turco di buon cuore (ma che abita in quella che era casa sua prima dell’intervento militare negli anni 70), a un losco contrabbandiere e perfino all’ex fidanzata, già arrabbiata con lui e ora anche di più per colpa della sparizione dell’amato quadrupede.

Classica commedia da festival, già premiata come miglior esordio al Tribeca di New York, Torna a casa, Jimi! (titolo italiano per l’originale Smuggling Hendrix, con tanto di chilometrico sottotitolo nostrano 10 cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro) è l’opera prima del cipriota Marios Piperides. Che ha il merito di ironizzare con sarcasmo sulla stupidità creata dal confine più assurdo d’Europa e da conseguenti regole e divieti: una situazione kafkiana, quella di questa città divisa in due; quasi una Berlino dell’era del muro ma di cui si parla molto meno. Pochi anche da noi conoscono i fatti che hanno scosso quest’isola non lontana dall’Italia: Nicosia fu divisa nelle due aree attuali nel 1974 (dopo conflitti e scontri durati decenni), ma l’occupazione turca della parte nord dell’isola – con costituzione di una repubblica autonoma e fuga di persone di origine greca – non è mai stata riconosciuta dalle altre nazioni (con imbarazzo di Usa e paesi dell’Europa occidentale e essendo loro alleati Grecia e Turchia, entrambe nella NATO). E nemmeno i turchi (come il buon Hasan) che lì si sono trasferiti – fu favorita un’immigrazione di turchi dalla madrepatria – sono contenti di vivere in un contesto così teso, tanto che molti sognano la fuga: ma non hanno mezzi e possibilità di farlo. Pur nella stravaganza della vicenda, che strappa più di un sorriso, le questioni sottese sono amare e incomprensibili: ed è adeguato il sarcasmo come arma per ridicolizzare l’ottusità e l’arroganza di molte parti in commedia (soprattutto quelle in divisa), che rispondono a brutto muso al povero – ma anche insipiente – Yiannis, per poi alla fine… Lo scoprirete, se vedrete il film. Non del tutto riuscita invece la parte “positiva”, sulla necessità che le due comunità (diverse per lingua, religione, tradizioni), ovvero i “ciprioti greci” e i “ciprioti turchi”, la smettano di guardarsi in cagnesco e di considerarsi nemici: su temi analoghi, si è visto di meglio e di più efficace.

Il film, a tratti venato di un bel gusto surreale, suscita simpatia, pur nei limiti del film da festival che può piacere a un ristretto tipo di pubblico. Non solo per l’impopolarità dei pur bravi attori (il protagonista Adam Bousdoukos, già visto in Soul Kitchen di Fatih Akin, ma anche Fatih Al nei panni di Hasan e Vicky Papadopoulou in quelli dell’ex fidanzata Kika si fanno apprezzare), ma anche perché l’apologo sul simpatico cagnolino Jimi sembra un po’ stiracchiato per arrivare alla pur contenuta ora e mezza di film, tanto che si fatica a reggere l’interesse fino all’ultima sequenza. Che è la migliore del film: dopo tante parole, schermaglie, corse, inseguimenti, una beffarda “passeggiata” quasi inconsapevole avviene nel disinteresse generale, a seppellire giustamente l’idiozia di regole e divieti sopracitati in una risata liberatoria.

Antonio Autieri