Tolkien

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Giovinezza e formazione di uno dei più grandi autori del XX secolo.

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Tra le trincee e i corpi dei soldati caduti nella battaglia della Somme si aggira il sottotenente John Ronald Reuel Tolkien. In preda ai fumi della febbre e in compagnia di un soldato s’incammina verso il fronte, alla ricerca del suo migliore amico e commilitone Geoffrey Bache Smith. Il lungo percorso tra i labirinti della morte diventa occasione per ricordare un altro viaggio, quello della sua giovinezza. Dalle praterie del Sudafrica alle aule di Oxford, la storia del giovane Tolkien è un’avventura di vita vera: seguendo le vicende di una compagnia di amici conosciuti per caso il film mostra, in un perfetto mix di osservazione del reale e creazione del fantastico, la forza immaginativa di uno dei più grandi scrittori del XX secolo.

Dal punto di vista formale il film s’inserisce senza grosse innovazioni all’interno del genere biopic, selezionando con grande intelligenza una porzione della lunghissima vita dello scrittore senza alcuna pretesa di esaurire la complessità della sua figura. Il regista Dome Karukoski racconta dunque le origini del genio evidenziando l’importanza delle sue relazioni, materiale da cui egli stesso ha attinto per le sue creazioni letterarie. Il processo creativo che quotidianamente impegnava la mente dello scrittore assume perciò una grande rilevanza – anche visiva – nello scandirsi dell’opera: attraverso lo sguardo del protagonista (il bravo Nicholas Hoult) scopriamo così che l’intero universo narrativo del Signore degli Anelli nasce da dolori e affetti reali, amicizie sincere e una passione per la realtà fuori dal comune. Ogni idea, ogni singola svolta narrativa è frutto di un’esperienza: l’amore per le lingue e la passione per le storie sono doni della madre, l’amicizia con quattro compagni di scuola fonda la Compagnia dell’Anello, persino un’Europa devastata dalla Prima Guerra Mondiale non può non ricordarci il deserto nero di Mordor. La sua opera cresce insieme a lui, e le esperienze di vita accumulate, così come l’approfondimento del rapporto con la fidanzata – poi moglie – interpretata da Lily Collins, sono anche occasioni per correggere il tiro, verificare le proprie convinzioni, fare nuove scoperte su se stesso e sugli altri. Osservato da questa nuova prospettiva, il vagare di Tolkien nella trincea, come quello di Frodo nella Terra di Mezzo, si trasforma nella ricerca di un tesoro, nella richiesta di un rapporto: un luogo originario al quale tornare per riposare e ridare nuova linfa al proprio cuore.

Maria Letizia Cilea