Ti ricordi di me?

Ti ricordi di me?

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Lui è cleptomane, lei narcolettica. Sarà amore (quasi) a prima vista.,

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Bella commedia, briosa, garbata e ben diretta dal bravo Rolando Ravello che già aveva fatto bene nel precedente Tutti contro tutti e che qui si conferma come uno degli autori più interessanti della nostra commedia leggera. La storia, assai tipizzata, è di quelle straviste. Roberto è un giovanotto candido e bizzarro: sogna di diventare scrittore per bambini. Due i problemi: la sua cleptomania incontrollata e la sua ossessione per il contenuto rigorosamente sociale, per così dire, dei suoi lavori per i più piccoli. Perché, il giovane ne é convinto, le fiabe a lieto fine non esistono, soprattutto in tempi di crisi economica. E così, bando al principe azzurro, ai castelli incantati e ai sortilegi e spazio invece alla Fatina Cassaintegrata, Alice nel paese dei terremotati ecc. Bea è nevrotica, fidanzata con un uomo molto più anziano, piena di insicurezze al punto di soffrire di una forma rara di narcolessia che la fa svenire di fronte a emozioni forti. Si incontreranno sul portone della psicanalista anche se entrambi negheranno di averci mai avuto a che fare.

Spunto già ampiamente sfruttato, compreso quella della storia d’amore a base di nevrosi e psicanalisi alla base del bel Maledetto il giorno che ti ho incontrato di Verdone. Eppure, tante buone cose bilanciano la sensazione di già visto: un’arguta sceneggiatura di Paolo Genovese che lavora su un soggetto di Massimiliano Bruno e regala tante gag riuscite, come quella del tormentone delle fiabe a contenuto sociale, modella bene i personaggi principali e quelli di contorno e fa ridere e sorridere senza mai scendere nella volgarità. Un paio di caratteristi di razza, come la coppia formata da Paolo Calabresi e Susy Laude, il primo soprattutto nei panni di un poliziotto cialtrone; i due attori protagonisti, entrambi in gamba e ben amalgamati. Edoardo Leo, in particolare, sempre più presente nel cast di buone commedie recenti (lo si è visto in Smetto quando voglio e La mossa del pinguino) funziona assai nella parte di un Candido moderno, un po’ Forrest Gump e un po’ disadattato, e riesce con mestiere e anche grazie all’equilibrio della sceneggiatura a non apparire mai sopra le righe, restituendo parecchia verosimiglianza a una vicenda dai contorni fiabeschi. Ambra è una conferma: attrice versatile e capace di cambiare registro, non strafà mai e porta a casa una bella interpretazione in un ruolo tra l’altro sempre in bilico tra l’ironico e il drammatico. Un po’ commedia all’italiana (i siparietti di Calabresi e a casa funzionano eccome), un po’ fiaba venata di surreale, Ti ricordi di me?, al di là di qualche svolta prevedibile e qualche personaggio meno curato (Ennio Fantastichini, sottoutilizzato) convince anche per la positività di una vicenda tutta giocata sul valore di un amore totalizzante e gratuito raccontato con grande sensibilità e delicatezza da Ravello. L’attore-regista romano, infatti, come già nel film precedente, racconta con simpatia il bello e paradossale vivere quotidiano di una famiglia e chiude con un finale splendido e poetico, praticamente senza parole e fisso negli occhi commossi dei protagonisti. Come a voler dire che l’esperienza di un grande amore non solo è possibile al di fuori delle fiabe ma è per sempre, riempiendo la vita e i buchi delle nostre mancanze ed errori.

Simone Fortunato

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