Ti guardo

Ti guardo

- in AL CINEMA, FILM, MEGLIO EVITARE
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Un cinquantenne che vive da solo paga ragazzini per vederli spogliarsi. Ma con uno scatta qualcosa di più profondo…

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Recensione

In una Caracas squallida e dove tutto ha un prezzo, il cinquantenne Armando alterna la sua attività di dentista a un “dopo lavoro” in cui rimorchia giovincelli che si porta a casa. E cui chiede, dietro pagamento, di spogliarsi davanti a lui. Armando li guarda soltanto, non li tocca mai, preferendo trovare soddisfazione solitaria. Ogni volta così, il rituale si ripete sempre uguale. Ma quando incontra Elder, le cose cambiano. Nervoso e violento, il ragazzo non accetta i “comandi” dell’uomo: non solo non si spoglia, ma insulta e picchia Armando e gli porta via il denaro. Tra loro però ci saranno altri incontri, che li riavvicineranno e faranno trovare un paradossale punto di contatto tra due persone così sole, ovvero il rapporto conflittuale con la figura paterna: Elder infatti è orfano mentre Armando il padre ce l’ha ancora, ma lo odia profondamente (e vive nel ricordo della madre defunta). Su questa si innesterà in un rapporto erotico e filiale al tempo stesso: Elder, che pure avrebbe una ragazza, vede in quell’improbabile rapporto amoroso (per la notevole differenza sociale e d’età, per esempio), prima sdegnosamente e violentemente escluso perfino nella versione più platonica, il ritrovare un padre che non ha. Ma Armando, che mantiene comunque una profonda distanza dal ragazzo, su di lui ha piani ben diversi…
Opera prima del venezuelano Lorenzo Vigas (scritta insieme a Guillermo Arriaga, già collaboratore di Alejandro Iñarritu) che ha vinto a sorpresa – e senza merito, a nostro parere – il Leone d’oro alla Mostra di Venezia 2015, Ti guardo (in originale Desde Allà, ovvero “da là”, ovvero a distanza come son gli approcci del protagonista con i ragazzini che adesca) è il classico film d’autore contemporaneo, che punta su ambienti pauperisti e squallidi, morbosità e vezzi d’autore, a cominciare da un ritmo così catatonico da mettere a dura prova pure lo spettatore più ben disposto. Qualche spunto di interesse c’è nel rapporto “paterno” desiderato dal giovane Elder, e le prove dei due protagonisti – il giovane Luis Silva nei panni di Elder e soprattutto il cileno Alfredo Castro, uno dei più celebri attori sudamericani, in quelli di Armando – sono ben calibrate. Ma se il finale, che pure convince poco, regala quanto meno un colpo di scena che ridesta l’attenzione del pubblico, nel complesso il film sembra un’accorta e furba operazione artistica, tipica del circuito festivaliero: proporre una storia con i giusti agganci a temi “di moda” con uno stile punitivo, elementi ideali per attirare il consenso della giuria. Ma quanto a talento, se pure un certo gusto per la messa in scena non si possa negare, Vigas sarà da rivedere alla prova di storie più interessanti. Anche perché, dall’altra parte dello schermo, non ci sono solo le giurie dei festival. In teoria, ci sarebbe anche un pubblico da conquistare.

Antonio Autieri