Film come questo di Pieraccioni sono il classico bicchiere a metà: ciascuno lo può vedere mezzo pieno o mezzo vuoto. Noi non lo vediamo certo traboccare, anzi. Perché “Ti amo in tutte le lingue del mondo” parte bene, con tocchi e temi insoliti almeno per le ultime esibizioni del comico e regista toscano (originale, per lui, la storia dell’adolescente innamorata del professore che la rifiuta con imbarazzano e goffaggine), ma poi si perde in inutili volgarità e squilibri narrativi. E se è vero che il personaggio di Panariello (il fratello disadattato) sia una felice intuizione (la migliore del film), spiace veder sprecato il grande talento di Rocco Papaleo nel farlo coinvolgere in storie a luci rosse (fra cui una sadomaso).,Altri difetti: troppi colpi di scena (è credibile quella coppia madre/figlia?), troppe battute che non fanno ridere (stranamente, quasi tutte quelle di Ceccherini, in genere ben più divertente; per tacere del suo incredibile personaggio di frate ascetico), un cameo di Francesco Guccini al limite dell’imbarazzante; situazioni scontate ed equivoci grossolani (al ristorante, con l’amica della ragazzina e il suo amante). In generale, è triste vedere come Leonardo Pieraccioni – interessante ai tempi de “Il ciclone”, dove aveva qualcosa da dire – abbia perso quella capacità di porgere commedie sentimentali garbate per stile e fulminanti per descrizioni dei caratteri. A tutto vantaggio di una scelta (calcolata a tavolino, come fu il personaggio di Sconsy per “Il paradiso all’improvviso”?) funzionale a inseguire i rivali Boldi & De Sica e il loro pubblico, più che a garantire qualità alle proprie storie e alla propria comicità.,È vero, si ride di più che in alcuni suoi recenti film. E non mancano momenti validi (i vari finali: i due fratelli, l’amore ritrovato, la ragazzina che ha trovato uno sbocco ragionevole alle proprie pulsioni amorose). Ma non è molto, e a prezzo di un ulteriore abbassamento di tiro.,Antonio Autieri