The Wife – Vivere nell’ombra

The Wife – Vivere nell’ombra

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Un celebre scrittore vince il premio Nobel per la letteratura grazie ad una moglie che ha sacrificato per lui tutto, anche il proprio talento…

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Si sa: il cinema ha la capacità, forse più di altre arti, di rappresentare esperienze di tutti i giorni e farcele comprendere, magari anche solo raccontando una storia in cui alcuni personaggi vivono una realtà per noi quotidiana e problematica. Ne è un esempio The Wife – Vivere nell’ombra.
Joan e Joe Castleman sono sposati da oltre 40 anni. Lui è un celebre e carismatico scrittore americano, lei invece è la grande donna dietro al grande uomo. Una signora paziente, bella, intelligente e devota, pronta a seguire e ad aiutare il marito ovunque vada. Con tutto quello ne consegue e che è ben mostrato nel film: medicine da assumere, salute da controllare, vestiti da preparare, incontri e orari da rispettare. La vittoria di Joe del Nobel per la letteratura e il viaggio a Stoccolma per ritirare il premio non sono che il culmine di una vita passata al servizio del marito. Nella capitale svedese Joan passa da un cerimoniale all’altro sempre all’ombra di Joe, che fa battute sagaci e si gode l’attenzione. Tuttavia, scena dopo scena lo spettatore avverte che qualcosa sta cambiando dentro la donna e ogni circostanza non è altro che una goccia che si aggiunge al vaso della sopportazione fino a farlo traboccare. Complici anche un giornalista/biografo un po’ impiccione (Christian Slater) e un figlio problematico che soffre il confronto con il padre (Max Irons).
The Wife, tratto dall’omonimo romanzo di Meg Wolitzer, porta lo spettatore dentro il drammatico compromesso in cui può trasformarsi un matrimonio: la fatica, l’incomprensione, il repentino passaggio dal litigio alla pace, il compromesso tra realizzazione personale e relazione, il sacrificio totale che non viene ricambiato. Una porta aperta sulla realtà della famiglia, di cui è facile trovare riscontri nell’esperienza di ciascuno di noi, mostrata nei suoi lati quotidiani più difficili e oscuri con grande realismo e delicatezza. Quest’ultima sicuramente deriva dall’aggiunta scena dopo scena di piccoli fatti e litigi, in una trama costruita come per accrescimento, e quindi anche con un po’ di lentezza e pochi eventi salienti. Forse questa la pecca di un film interessante più per i temi trattati, che per la riuscita complessiva. Tra i pregi, la straordinaria prova di Glenn Close nel restituire la totale remissione prima, e la ribellione poi di una donna che ha sacrificato tutto il proprio talento di scrittrice per creare il successo del marito: uno scrittore con buone idee, ma anche con uno stile terribile. E le tiene testa un altrettanto eccellente Jonathan Pryce, perfetto nei panni del marito tanto ingenuo quanto egocentrico.
In primo piano in The Wife c’è anche il dolore per un sogno (quello di diventare scrittrice) abbandonato da Joan per amore del marito e per l’impossibilità di emergere in un mondo di soli uomini. Tema, questo dell’emancipazione femminile, estremamente contemporaneo e a volte tendente all’ideologizzazione, ma qui raccontato senza alcuna retorica. Tanto che quando alla fine avverrà lo strappo inevitabile tra Joan e Joe, resterà comunque aperto un seppur piccolo squarcio di positività: il riconoscere che, pur essendosi fatti del male a vicenda, ci si è amati per quarant’anni. E questo non è uguale a nulla.

Cecilia Leardini