The tourist

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La misteriosa Elise aggancia Frank Tupelo, innocuo insegnante di matematica americano, che si trova presto invischiato in un intrigo più grande di lui…

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Meglio non sfogliare l’elenco di premi che i realizzatori di questo film hanno vinto o a cui sono stati candidati. Si rischia di rimanere ancora più delusi da una pellicola modesta sia sul piano narrativo che su quello della spettacolarità (deludenti alcune delle scene d’azione nei canali, sostenute solo a suon di montaggio e musica) e del fascino, nonostante l’impegno e il denaro profuso, anche per accaparrarsi due star di prima grandezza come Johnny Depp e Angelina Jolie.

Con questa storia di intrighi internazionali che si potrebbe definire vintage, Florian Henckel von Donnersmarck – che con il folgorante debutto de Le vite degli altri ci aveva regalato un apologo profondo e commovente sul potere di redenzione dell’arte e sulla grandezza possibile di ogni essere umano – resta decisamente in superficie e si produce in una pellicola innocua e sostanzialmente inutile. Decisamente irritante (soprattutto per il pubblico femminile) il personaggio della Jolie, che, memore di ben altre femmes fatales di hitchcockiana memoria, ancheggia con fare fascinoso da Parigi a Venezia seguendo le indicazioni del suo perduto amore, ma nel frattempo si incapriccia dell’insegnante imbranato interpretato da Johnny Depp. Una volta arrivati a Venezia (sorvoliamo sulla geografia approssimativa della Penisola attraversata dal Frecciarossa, in un product placememt che è una delle cose più riuscite della pellicola) cominciano a spuntare a intervalli regolari volti noti del nostro cinema e (più spesso) della nostra tv (Neri Marcorè concierge un po’ distratto, Nino Frassica carabiniere come in Don Matteo, Alessio Boni e Daniele Pecci agenti dell’Interpol, Christian De Sica commissario corrotto, Raoul Bova provolone in laguna), destinati a camei di pochi secondi o minuti che, ci scommettiamo, andranno subito a fare bella mostra sui cv come camei di lusso.

Fosse venuto da qualche mestierante meno dotato questo film avrebbe potuto dignitosamente finire negli scaffali affollati dell’avventura giallo-rosa, a patto di non invocare confronti con i classici del genere (a partire dall’indimenticato Caccia al ladro più volte citato dagli autori come modello). Come parto di una triade di premi Oscar (oltre al regista gli sceneggiatori Christopher McQuarrie de I Soliti Sospetti e Julian Fellowes di Gosford Park: niente di meno!) è una triste occasione mancata che il carisma dei suoi protagonisti non riesce a risollevare dalla mediocrità.

Laura Cotta Ramosino,

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