The Rum Diary – Cronache di una passione

The Rum Diary – Cronache di una passione

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Le disavventure alcoliche di un giornalista americano a Portorico negli anni 60.

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Film difficile e sfuggente tratto dal romanzo omonimo di Hunter S. Thompson. L'approccio al film è complicato, come lo era accostarsi all'altro film tratto questa volta da una serie di articoli di Thompson, Paura e delirio a Las Vegas diretto nel 1998 dal visionario Terry Gilliam. Nel film di Gilliam un giornalista (interpretato dal bravo Johnny Depp, protagonista anche di The Rum Diary), incaricato dal proprio giornale di seguire nella Las Vegas degli anni 70 una gara motociclistica, andava incontro a un'esperienza di droghe e sostanze allucinogene che lo portavano assolutamente al di fuori della realtà. Slabbrato narrativamente, visivamente allucinato e allucinante, il film di Gilliam cercò di portare sullo schermo i deliri di Thompson e lo fece puntando tutto su una recitazione sopra le righe, un montaggio frenetico e trovate visive di sicuro effetto. L'attore e regista inglese Bruce Robinson, regista di The Rum Diary, ha un altro stile, molto più convenzionale e accomodante. Paul Kemp (Johnny Depp, bravo in un ruolo non semplice) è un giornalista free lance appena trasferitosi da New York a Porto Rico per lavorare a un giornale locale. Subito le cose si fanno complicate: il giornale è in crisi, il direttore Lotterman è un bizzarro personaggio decisamente nevrotico e tra i collaboratori vi sono un certo Moberg, redattore reietto con simpatie naziste e soprattutto un fotografo un po' laido, sempre avvinazzato, Sala (interpretato dal migliore del cast, Michael Rispoli). Con questi compagni di avventura un po' problematici Paul si dividerà tra i salotti buoni della città dove farà conoscenza della bellissima Chenault (una mozzafiato Amber Heard) e dell'ambiguo Anderson, interpretato da Aaron Eckhart, e le locande equivoche dove annegherà nell'alcol i propri fallimenti. ,Il film ha un certo fascino: la confezione è pulita e non restituisce troppo le atmosfere decadenti delle bettole della pagina scritta, ma rimane comunque di grande impatto la bellezza di Portorico (dove il film è stato in effetti girato) così come sono riusciti nel complesso il tratteggio di almeno due personaggi. Il Kemp impersonato da Johhny Depp è credibile nel suo essere smarrito in un luogo che è e al tempo non è Stati Uniti come Portorico; e la china che prende, tra autocommiserazione e autocompiacimento, suscita sentimenti diversi, dal disgusto alla pietà ma comunque non lascia distaccati. Ancora più riuscito il personaggio di Sala, una sorta di Sancho Panza alcolico che, interpretato da un ottimo caratterista come Rispoli, non solo regala momenti di autentica ilarità ma stempera le punte drammatiche del racconto. Meno bene gli altri snodi narrativi e gli altri personaggi: Richard Jenkins (il direttore col parrucchino) e Giovanni Ribisi (Moberg) sono irritanti nel loro essere sempre sopra le righe, mentre la coppia Eckhart/Heard purtroppo incide poco. Il difetto sta alla base, nella difficoltà di Robinson sia come regista sia come sceneggiatore di rendere unitario un romanzo che unitario non è e anzi trova il suo fascino proprio nella rappresentazione di schegge di follia e dell'umanità più varia che nel linguaggio cinematografico rischiano di non trovare adeguata collocazione. Forse nella sua follia pura, il registro adottato da Gilliam – solo immagini, zero narrazione – era il tono più adeguato.,Simone Fortunato

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