Tratto dal romanzo svedese Tre secondi, il film di Andrea Di Stefano (già attore in Vita di Pi e Mangia prega ama, nonché regista di Escobar, con Benicio Del Toro nei panni del famoso capo del cartello colombiano) è un duro film di argomento carcerario che vede coinvolto un ex soldato, la sua famiglia e la ferocissima mafia polacca newyorchese. Il protagonista Pete Koslow (Joel Kinnaman) è la classica brava persona che si trova intrappolata in un gioco pericolosissimo e da quale non si vede via d’uscita: ex soldato pluridecorato di origine polacca, è rimasto coinvolto in una rissa per difendere la moglie (Ana de Armas), ma ci è scappato il morto ed è stato condannato. Reclutato dall’agente dell’FBI Erica Wilcox (Rosamund Pike) in cambio della libertà condizionale, si è infiltrato nella mafia polacca che controlla lo smercio di droga, ma assiste impotente all’esecuzione di un altro agente infiltrato. Così accetta di passare per l’assassino per mettersi in buona luce col capo della gang e al tempo stesso smascherare chi gestisce lo spaccio nel carcere. Una strategia estremamente pericolosa, che mette a rischio la sua vita e l’incolumità della sua famiglia. Nonostante le assicurazioni dell’agente Wilcox che lo ha spinto ad accettare, la strategia da lei ideata viene sconfessata dal suo capo (Clive Owen), che preferisce che Koslow venga sacrificato. Spetterà a Koslow, solo in un carcere sovraffollato e dove non può contare su nessuno, trovare una pazzesca via d’uscita.

Un cast con un paio di attori molto noti e alcune scene ben realizzate e cariche di tensione non bastano a una storia la cui costruzione è largamente prevedibile, con pezzi presi a prestito da altri film o (peggio) da serial televisivi di argomento carcerario. I cambi di fronte suscitano nel protagonista espressioni di sconcerto e poco altro, e ci si aspetterebbe invece una presenza (anche fisica) di ben altro tono, quando invece il suo personaggio sembra solo una pallida copia dei vari Jack Reacher con Tom Cruise o di un qualsiasi personaggio interpretato da Liam Neeson negli ultimi dieci anni. Rosamund Pike, molto irrigidita, non fa molto più che mostrarsi perennemente in ansia per le decisioni sue o di Clive Owen (anche lui un cattivo molto di maniera). Così, più si procede verso un finale abbondantemente annunciato e non privo di un deus ex machina assai poco realistico, meno si viene coinvolti dalla trama. Peccato, perché avrebbe potuto essere una bella prova dopo aver diretto Escobar, ma così il film è poco più di un b-movie, che lascia decisamente insoddisfatto lo spettatore amante del genere.

Beppe Musicco