The Departed – Il bene e il male

The Departed – Il bene e il male

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Boston, qualche anno fa. Un boss della mala irlandese, Frank Costello infiltra un suo uomo nella polizia. Ma non sa che la polizia ha intenzione di fare altrettanto.

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Film cupo, pessimista, il film che ha regalato a Martin Scorsese il premio Oscar dopo lunghissima rincorsa e un paio di mezzi passi falsi (Gangs of New York e The Aviator), ci riporta ai bei tempi andati. Quelli se non di Taxi Driver e Toro scatenato, almeno di Quei bravi ragazzi e Casinò, a cui The Departed si salda non tanto per l’appartenenza ad un medesimo genere gangster, quanto per l’atmosfera tragica e i risvolti senza speranza. Ispirato a Infernal Affairs, un noir orientale di qualche anno fa, The Departed si fa notare soprattutto per gli attori praticamente perfetti (su tutti Leonardo Di Caprio, al terzo film con il Maestro, ma anche Matt Damon mai così ambiguo e un Jack Nicholson mai così controllato nei panni del boss della mala irlandese Frank Costello), ma anche sceneggiatura, musiche e montaggio fanno sì che le due ore e mezza di durata scorrano via senza battute d’arresto tra bagni di sangue, scoppi improvvisi di violenza e la presenza di un peccato che si annida nel cuore di ogni uomo.

Sangue, famiglia e tradimento: si potrebbe sintetizzare così un’opera che riesce a essere attualissima, con un sovradosaggio di paranoia e attacchi a tradimento. Tragedia dell’identità, tragedia dei padri (due, Martin Sheen e Nicholson, in due parti speculari), tragedia del tradimento e del parricidio, la tragedia dell’amicizia virile e della donna contesa (la rivelazione Vera Farmiga). Insomma, un film sul “doppio” realista e non relativista. Che, certo, non fa sconti a nessuno ma che ha il coraggio di fare i conti con personaggi fatti di carne e ossa, di male (che spesso è definitivo) ma anche di pulsioni verso un “bene” che ha il sapore della vendetta.

Alla fine furono 4 premi Oscar, a partire da miglior film e miglior regia (ma anche la sceneggiatura non originale, scritta da William Monahan, e il montaggio della grande Thelma Schoonmaker, fedele collaboratrice del regista): e se pure non arrivarono al grande Martin con uno dei suoi capolavori e nemmeno con il suo film più personale, laurearono un’opera ricca di spunti e suggestioni scorsesiane, quasi una sintesi della sua ricca filmografia.

Simone Fortunato

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