Una cooperativa non è una società per azioni. Non cerca dividendi per gli azionisti, ma fa lavorare i soci, che hanno tutti la stessa voce in capitolo. Ma, con questa crisi, anche cercare di vendere divani non è facile, e Giacomo, socio e direttore della cooperativa, non sa più che pesci pigliare. Fortuna che almeno sono tutti amici e Giacomo può contare su Ermanno, col quale si conoscono fin da ragazzini. Ma quando sembra che i debiti costringano alla chiusura, il miracolo: nello scavare una buca per seppellire di nascosto alcuni rifiuti, sgorga un liquido nero e puzzolente. Un buco nella fogna? No, è petrolio. Ma dato che l’oro nero non si trasforma automaticamente in denaro e bisogna fare un grosso investimento per costruire un vero pozzo, iniziano i guai tra i soci: indebitarsi ulteriormente o accettarne “pochi, maledetti e subito”? ,Le premesse nel film di Marco Pontecorvo (al suo secondo lungometraggio dopo il drammatico Pa-ra-da), sono più che buone: il tema della crisi nella provincia (il film è ambientato nelle Marche), l’amicizia in crisi, le differenze di vedute tra giovani e cinquantenni, il denaro; perfino un ingegnere minerario americano dalle origini italiane (John Turturro) assieme a tre attori italiani di buon livello (Zingaretti, la Crescentini e Pasquale Petrolo, in arte Lillo). Eppure, invece di decollare, alla scoperta del nero fluido il film si sgonfia come un palloncino: la tensione tra i soci della cooperativa è ingiustificata, il contrasto tra Ermanno e Giacomo non è mai credibile. La Crescentini è una comparsa, mentre Turturro cerca di fare le nozze coi fichi secchi ma il suo personaggio è una macchietta che biascica frasi fatte con l’accento di Brooklyn. Ritmo inesistente, scene drammatiche che fanno sorridere e scene comiche imbarazzanti. Un film instabile, per le schiarite forse meglio aspettare dopo i titoli di coda., ,Beppe Musicco