Familiari a coloro che erano ragazzini negli anni Ottanta (quando nacquero con toni abbastanza dark, per poi evolversi velocemente verso zone più leggere e umoristiche), ma tenute vive tra il pubblico più giovane grazie a una serie televisiva e diversi film cinema, le Tartarughe Ninja sono un gruppo di supereroi forse minore, ma dotato di un suo solido seguito. È così che a sorpresa sono diventati il secondo successo dell’estate americana 2014, dopo il totale outsider I guardiani della galassia, con cui condividono il tono scanzonato di fondo (va bene salvare il mondo ma non dimentichiamoci mai le battute goliardiche). ,Ad affiancare le quattro tartarughe geneticamente modificate e il loro “sensei” (maestro di arti marziali) topiforme Splinter, c’è una veterana dei blockbuster senza pensieri come Megan Fox, che offre al film i suoi occhioni spalancati, il suo bel fisico… e poco altro. ,Non che la storia lo richieda; in effetti non sorprende che tra i produttori troviamo il solito Michael Bay, che come regista ha firmato tutta la saga di Transformers oltre a un bel numero di altri film miliardari in cui la sceneggiatura è un optional secondario tra un combattimento, una scena d’azione e un effetto speciale spettacolare. ,Qui il pericolo è una tossina pericolosissima destinata a spargersi su New York e causare un’epidemia che renderà ricco il cattivone di turno che possiede l’unico antidoto. I richiami alle teorie del complotto sulle origini di taluni morbi recenti, e la facile polemica contro le case farmaceutiche che si arricchiscono curando mali da esse stesse causati, è solo un pretesto per il contorno fracassone e non necessita di essere presa sul serio per godersi lo spettacolo. I quattro eroi dotati di carapace portano i nomi altisonanti dei più grandi geni artistici del rinascimento (Michelangelo, Donatello, Raffaello e Leonardo), ma il richiamo all’Italia ha più a che fare con la pizza e il tiramisù che non la cultura alta. Di sicuro rispetto all’espressività inesistente dei robottoni Transformers, comunque, qui c’è un deciso passo avanti e la storia tenta di darsi una qualche giustificazione tematica tra una scazzottata e un combattimento all’arma bianca, parlando di sacrificio reciproco, fratellanza e necessità di credere l’uno nell’altro per poter vincere. Tutti temi altrove trattanti con maggiore profondità, ma che ben si adattano al profilo adolescenziale dei nostri eroi, che altro non sono che quattro teenager molto dotati con tutte le debolezze, e la mancanza di autocontrollo dei loro coetanei, ma anche l’entusiasmo e la voglia di fare tipica di quell’età. ,La distinzione dei caratteri è demandata spesso al diverso colore delle bandane che ornano le teste dei protagonisti, come se gli autori giocassero sostanzialmente sulle aspettative dei già fan senza preoccuparsi troppo di lavorare ulteriormente sulle psicologie. Non si può chiedere troppo a un popcorn movie come questo, ben lontano dall’intelligenza di certi film di supereroi (non diciamo il Cavaliere oscuro di Nolan, ma anche la media del blockbuster della Marvel), ma c’è da apprezzare l’assoluta mancanza di pretese di una storia che non fa nulla per prendersi davvero sul serio e si bea della prevedibilità di certi suoi snodi. E infatti le platee mondiali hanno apprezzato, quindi aspettiamoci a breve nuove avventure a suon di katana e saggezza orientale.,Laura Cotta Ramosino