Taken 3 – L'ora della verità

Taken 3 – L'ora della verità

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L'ex agente Bryan Mills è di nuovo sotto scacco: in gioco ci sono ancora gli affetti più cari vittime di malavitosi russi.

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Terzo capitolo, assolutamente non necessario, di un solido action movie di qualche anno fa, Io vi troverò (in originale Taken). La produzione è targata Luc Besson con la sua EuropaCorp e si vede: confezione di buon livello, un attore come Liam Neeson, da qualche tempo sempre più impegnato in veri e propri B-movie, efficace e verosimile, amplissimo spazio dato al ritmo e all'azione pura. Inseguimenti, un po' di sangue, tensione accettabile: un gran lavoro per cascatori e stuntmen. Il problema, come spesso accade a sequel costruiti ad arte e senza troppa ispirazione, è un intreccio ridotto ai minimi termini. Il protagonista è noto: Bryan Mills è uno che si è da tempo ritirato dall'attività di agente segreto ma, per varie vicissitudini, rimane invischiato suo malgrado in brutte storie. Questa volta c'è di mezzo la moglie (Famke Janssen, già presente nei primi episodi), da cui ha divorziato ma che pare voglia riallacciare una relazione, e la figlia (Maggie Grace, pure lei presenza fissa nella saga). Mentre la polizia, capitanata da un monocorde Forest Whitaker che non capisce molto di quello che succede e va a caccia delle persone sbagliate. ,Il regista Olivier Megaton, già autore del mediocre episodio precedente, prova a seguire le orme di Harrison Ford ne Il fuggitivo da cui è preso di peso il rapporto di stima reciproca tra inseguito e inseguitore. Troppe però le incongruenze anche gravi o le informazioni buttate lì senza un minimo di approfondimento o di attenzione al prosieguo della storia (tipo la carta della gravidanza della Grace, davvero giocata male), cattivi (i soliti russi, ormai presenza inflazionata in certo tipo di cinema) stupidi, crudeli e monodimensionali e un colpo di scena a effetto assai improbabile. Detto questo Neeson, presente nella quasi totalità delle scene, ha carisma, riesce a riscattare le debolezze narrative e i vuoti di sceneggiatura con la sua forte presenza scenica e la sua adesione totale al personaggio: un grande attore, che sta invecchiando bene a differenza di tanti colleghi che come lui trovano ormai spazio in operazioni simili. E che meriterebbe davvero ben altri copioni su cui cimentarsi.,Simone Fortunato,

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