Take Shelter

Take Shelter

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Un uomo inizia a soffrire di allucinazioni e disturbi vari: follia o presagio di un’apocalisse imminente?

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Film affascinante, angoscioso, cinematograficamente potente ed eppure un po’ irrisolto: questo è Take Shelter, diretto dal giovane Jeff Nichols, che fu apprezzato a Sundance e premiato alla Semaine de la Critique a Cannes 2011. Il protagonista è Curtis LaForche, un operaio con moglie e figlia sordomuta. Segnato fin da piccolo dalla malattia mentale della madre, che vive da allora in una casa di cura, a un certo punto inizia ad avere di notte incubi spaventosi, a vedere nel cielo segnali inquietanti e minacciosi (di cui altri non si accorgono), a temere catastrofi spaventose e imminenti. O sta “semplicemente” scivolando in una prevedibile – dal punto di vista della sua storia personale – follia? E mentre la dolce moglie Samanta cerca invano di aiutarlo, quando inizia a comportarsi in maniera preoccupante (iniziando a scavare un enorme rifugio sotterraneo per salvare la famiglia dalla tempesta apocalittica che crede essere in arrivo) attorno a lui si crea il vuoto tra amici, colleghi e conoscenti. Quando perde anche il lavoro, e di conseguenza la possibilità di curare la figlia con la preziosa assicurazione medica, tutto sembra perduto. Ma è lui il folle o sono gli altri a non capire questo moderno profeta di sventure?,Dotato di ottime capacità registiche, il talentuoso Jeff Nichols al suo secondo film (il primo, Shotgun Stories, non è mai uscito in Italia, ma è già pronto il terzo, Mud, passato in concorso a Cannes 2012) impagina la narrazione comunicando fortissima angoscia e continua suspense, grazie a immagini di grande impatto e a un gruppo di attori notevolissimi. Su tutti, ovviamente, lo straordinario Michael Shannon (un po’ abbonato alle parti da folle: Revolutionary Road, My Son My Son What Have You Done e la serie tv Boardwalk Empire) e la perfetta Jessica Chastain in un ruolo che ricorda moltissimo quello da lei interpretato in The Tree of Life. Film da molti critici accomunato a Take Shelter, che però – nonostante uno stile e un’atmosfera “sospesa” che in qualcosa ricorda Terrence Malick – manca completamente di senso del Mistero e del rapporto col Divino: qui il mistero è qualcosa di totalmente enigmatico, che fa spavento. Nessuna dimensione davvero trascendente.,L’accumulo di finali non giova al film, che manca la possibilità di una speranza che forse sarebbe sembrata troppo consolatoria all’autore (ma sarebbe stato anche un bellissimo inno alla fiducia nell’altro) per ribaltare tutte le aspettative in un finale più prevedibile di quanto sembri. Però il risultato complessivo perde sostanza: e pur rimanendo nella mente come una delle opere più originali viste nella prima parte del 2012, rischia di passare per un episodio fuori tempo massimo della mai dimenticata serie Ai confini della realtà.,Antonio Autieri,

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